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Legittimo lo sciopero degli operai Cosea

di Maria Salerno
Legittimo lo sciopero degli operai Cosea

Tre lavoratori non avevano la qualifica per usare la spazzatrice e si erano rifiutati: la commissione di garanzia gli dà ragione

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PESCIA. Si erano rifiutati di svolgere mansioni per le quali non venivano retribuiti, e avevano ricevuto una contestazione disciplinare da parte dell’azienda. Ebbene, i protagonisti della vicenda (3 lavoratori del cantiere di Pescia del Cosea Ambiente), avevano ragione a protestare. Lo ha detto la Commissione nazionale di garanzia, l’organo che valuta e verifica eventuali violazioni della legge sul diritto di sciopero nei servizi essenziali, che ha deliberato a favore dei lavoratori.

«I fatti risalgono ad alcuni mesi fa – spiega Silvia Biagini, segretaria provinciale della Funzione Pubblica della Cgil di Pistoia – ma solo venerdì abbiamo avuto la comunicazione da parte della Commissione di garanzia sull’esito positivo dell’istruttoria e della relativa deliberazione».

Secondo quanto riferito dalla rappresentanza sindacale, ai lavoratori veniva richiesto lo svolgimento di mansioni superiori non retribuite, e alle quali non corrispondeva il relativo inquadramento nel livello di appartenenza. Dopo quattro mesi di richieste e di incontri che non hanno prodotto alcun risultato, la prima settimana di settembre, i lavoratori hanno comunicato al sindacato la decisione di astenersi dallo svolgimento di attività che li costringevano ad assumersi responsabilità improprie.

A quel punto Fp Cgil ha informato l’azienda che, dal giorno successivo, i dipendenti avrebbero svolto le mansioni per le quali erano stati assunti e per le quali erano retribuiti, ma che si sarebbero rifiutati di salire sulle spazzatrici per condurre le quali era necessario un livello che non possedevano. Il sindacato, nel frattempo, ha messo a conoscenza della situazione anche il Comune di Pescia, specificando che ogni eventuale disservizio non poteva attribuirsi ai lavoratori, ma soltanto alla condotta dell’azienda. Cosea Ambiente reagì con una contestazione disciplinare ai dipendenti, e accusando il sindacato di aver proclamato uno sciopero «non conforme alle regole vigenti nell’ambito dei servizi essenziali» e segnalando la cosa alla Commissione nazionale di garanzia.

«L’accaduto mi ha profondamente indignata – dichiara Silvia Biagini – non solo perché coinvolge una categoria di lavoratori che svolgono attività particolarmente usuranti, ma soprattutto perché evidenzia una profonda arroganza ed una chiara mancanza di rispetto nei confronti delle persone che lavorano. Non solo si è temporeggiato nel dare una risposta a delle richieste legittime, ma si è anche tentato di punire i lavoratori nel momento in cui, per una forma di autotutela, gli stessi hanno deciso di sottrarsi a responsabilità che, stante la situazione, non erano in alcun modo obbligati ad assumersi».

L’istruttoria della Commissione di garanzia ha dato ragione alla Fp Cgil e ai lavoratori. La deliberazione evidenzia, infatti, che quanto accaduto «non sembra riconducibile alla fattispecie dell’astensione collettiva» e che «non sembrano ricorrere i presupposti per l’apertura di un procedimento di valutazione del comportamento del sindacato».

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