Attenzione
Pistole alla tempia per rubare l’incasso
Banditi mascherati portano via 7mila euro a Paolo Grossi e alla madre Anita di ritorno dal Villaggio di Babbo Natale
PIEVE A NIEVOLE. Difficile immaginare una giornata da incubo peggiore di quella vissuta domenica da Paolo Grossi, meglio conosciuto come Paolo il suo Sax. La mattina l’addio al padre, scomparso venerdì scorso all’ospedale di Pisa, la sera il terrore di due pistole, una puntata contro la sua testa, l’altra alla tempia della madre, per una rapina che, sicuramente, era stata studiata a tavolino dai suoi autori.
Il giorno orribile del noto artista si era aperto nella chiesa di Via Nova, dove domenica mattina erano arrivati in tanti per dare l’ultimo saluto ad Aldo Grossi (è vero che all’anagrafe si chiamava Guido, ma praticamente nessuno lo aveva mai chiamato così), il babbo di Paolo. Aldo Grossi, 74 anni, era stato portato via ai suoi affetti da una malattia, contro la quale aveva combattuto e perso una battaglia all’ospedale di Cisanello. Un maestro dela pelletteria, un artigiano che aveva dedicato la vita al lavoro, tra calzature e borse.
Facile intuire lo stato d’animo del figlio Paolo, legatissimo a suo padre, e della moglie Anita. È soprattutto in momenti come questi che, per cercare di non farsi schiacciare dal dolore, ci si getta con maggior impegno nel lavoro. E così aveva fatto anche Paolo Grossi che, anche in previsione del grande flusso di pubblico domenicale, aveva trascorso il resto della giornata al Villaggio di Babbo Natale (l’iniziativa organizzata dallo stesso Grossi in zona Ipercoop). Ma la giornata d’inferno non era finita e il ritorno a casa si è trasformato in un incubo per Paolo e la mamma Anita.
«Attorno alle 20,30 di domenica – racconta Grossi – abbiamo chiuso il Villaggio, dico ai ragazzi di sistemare le ultime cose e di fare le pulizie. Io ho preso la cassa e con la mia mamma andiamo verso casa».
All’arrivo all’abitazione della madre, attorno alle 21,30 in via Empolese a Pieve a Nievole, la grande paura: «Ho fermato la macchina in mezzo alla strada, e ho accompagnato mia madre – prosegue la testimonianza di Grossi – quando eravamo sotto casa mi sono sentito afferrare da dietro, e ho sentito qualcosa premere contro la mia tempia. Era una pistola. Nello stesso momento ho visto mia madre afferrata al collo da una mano e una pistola puntata verso la sua testa. Mi hanno costretto a mettermi in ginocchio. A quel punto ho cominciato a urlare ai banditi di non fare del male alla mia mamma».
Nella testa dell’uomo sono passati mille pensieri in pochi istanti, una paura tremenda, ancor più che per se stesso per la propria mamma, con il terrore di vedersela portar via a poche ore dalla scomparsa del padre. E sì, che la madre ha pure avuto una reazione istintiva verso i banditi, il cui volto era nascosto da un cappuccio: «Mia madre ha anche provato a toglierglielo – prosegue Paolo Grossi – i banditi comunque hanno preso i soldi, che erano nella borsa di mia madre, e sono fuggiti in scooter».
Subito è stato dato l’allarme, e sul posto, oltre ai carabinieri, sono intervenute anche le ambulanze. Sia Paolo che la mamma Anita sono stati trasportati all’ospedale di Pescia: «Mia madre (una signora di 68 anni ndr) era in stato di choc per l’accaduto, e anch’io sono stato sottoposto a una visita, dal momento che in passato ho avuto problemi cardiaci. Poi ho firmato e sono tornato a casa».
Ancora da definire con esattezza l’entità del bottino («Dobbiamo ancora fare i conteggi esatti», spiega Paolo Grossi), ma si parla di una cifra attorno ai 7mila euro, ossia l’incasso della giornata al Villaggio. L’impressione, per non dire la certezza, è quella di trovarsi davanti a un colpo studiato nei dettagli, messo a segno in un giorno non a caso, ossia la domenica, giorno di grande afflusso al Villaggio di Babbo Natale e di relativi notevoli incassi . E probabilmente i due banditi studiavano da tempo i movimenti di Grossi («Chi abita qui mi ha detto di aver visto strani personaggi aggirarsi in zona», racconta la stessa vittima). Probabilmente si tratta di rapinatori italiani, anche se qualche dubbio resta: «È vero – spiega Grossi – parlavano un italiano perfetto, forse addirittura troppo perfetto, senza alcuna cadenza particolare. Talmente precisi che sembravano recitare un copione ben preparato, per questo ho qualche dubbio che potesse trattarsi di un tentativo di confondere le acque».
Intanto ieri per le vittime è stato un via vai alla volta del comando dei carabinieri, dopo le prime testimonianze raccolte a caldo, ma con ancora lo stato d’animo condizionato dalla grande paura appena vissuta.
La speranza per gli investigatori è rappresentata soprattutto da una telecamera privata, presente in zona, che avrebbe ripreso l’intera scena: «Speriamo – conclude Grossi – nemmeno io sapevo dell’esistenza di quella telecamera. In ogni caso voglio ringraziare tutti, per il grande affetto dimostratomi in questo momento terribile».
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