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Rapinato dell’incasso delle slot machine

di Maria Salerno
Rapinato dell’incasso delle slot machine

Due giovani armati lo aggrediscono davanti al bar Maka e poi fuggono a bordo della sua auto. Bottino di circa 9mila euro

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PESCIA. Una rapina a mano armata, in pieno giorno, in centro città. È successo ieri mattina a pochi metri dal bar Maka, in via Galeotti. La vittima è un giovane di cui è stato fornito solo il nome, Andrea, impiegato alla Playtime di Viareggio, incaricato di ritirare i soldi delle slot machine. Il bottino complessivo pare si aggiri sui 9mila euro.

Sono circa le 11 quando Andrea sta concludendo il suo consueto giro di scassettamento (cioè prelievo degli spiccioli) delle macchinette da bar. Sta uscendo dal Maka con la cassetta contenente il denaro quando, a pochi metri dalla sua macchina, due giovani su una moto lo affiancano. Hanno entrambi il volto coperto dai caschi. Uno dei due ha una pistola, che punta alla testa di Andrea. Gli dicono di dargli tutti i soldi e scappano: uno sulla moto, l'altro sulla macchina del giovane, una Renault Twingo bianca che qualche ora più tardi verrà ritrovata bruciata a Uzzano, in via del Praticello. Ad effettuare il ritrovamento è la Polizia, che trova l'auto col bagagliaio e la cassaforte al suo interno entrambi aperti.

«Dopo avere svuotato le slot machine, Andrea è uscito come sempre per portare l’incasso alla sede dell’azienda – racconta Massimo Cristofani, titolare del bar nei pressi del quale è avvenuta l’aggressione – ma è rientrato dopo pochissimo tempo sconvolto e bianco come un cencio. Mi ha pregato di chiamare la polizia perché aveva appena subito una rapina. Mi ha raccontato di essere stato aggredito con un calcio a una gamba, derubato dei soldi e dell'auto».

Per Andrea, il giro degli esercizi commerciali provvisti di macchinette era un appuntamento fisso, due volte a settimana si reca anche al bar Maka per controllare il funzionamento delle macchinette e svuotarle. «Probabilmente lo avranno osservato, seguito e atteso il momento propizio per agire», azzarda Karin Napolitano, moglie del gestore. Fuori dal bar un capannello di curiosi accorsi a vedere cos'è successo commenta l'accaduto e analizza i dettagli, anche quelli all'apparenza più insignificanti. Come quel Suv posteggiato davanti all'ingresso del bar, che ha impedito ad Andrea di lasciare lì la sua auto come era solito fare: «Forse un complice dei rapinatori o forse semplicemente una casualità».

Erano italiani o stranieri i rapinatori? Difficile stabilirlo, avevano entrambi il casco. «Italiani o stranieri che importa?», fa notare qualcuno. «È che certe cose non dovrebbero accadere, non in pieno giorno, a pochi passi dal commissariato di Polizia. Non a Pescia, dove fino a qualche anno fa ci si sentiva sicuri, invece adesso è diventata un posto come tanti altri».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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