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Tares, sì di Rucco al dibattito in aula

 Tares, sì di Rucco al dibattito in aula

Il vicesindaco accoglie la richiesta del capogruppo del Pdl «Ma la tassa dipende anche dai costi alti del servizio rifiuti»

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MONTECATINI. «La proposta di Sensi di discutere in consiglio comunale della questione Tares ci trova favorevoli, e il consiglio ha peraltro già affrontato la questione nel mese di luglio». Risposta (positiva) del vicesindaco Ennio Rucco alla richiesta presentata ieri dal capogruppo ddel Pdl.

Un dibattito fondato su un approccio concreto, che riconosca come quanto stiamo vivendo sia frutto del decreto Salva Italia e di un'altra serie di variabili – spiega il numero due della giunta – è una ulteriore occasione per dimostrare che l'operato di questa amministrazione è stato di mera introduzione di una imposta votata a livello nazionale con il chiaro intento di tagliare la spesa pubblica tramite un minor trasferimento di risorse statali agli enti locali, compensato con l'imposizione al cittadino di pagare di tasca propria l'intero costo del servizio (compresi servizi indivisibili quali illuminazione pubblica e polizia locale)».

Ma Rucco anticipa già parte delle spiegazioni del futuro dibattito: «Stare fermi per 6 anni senza passare dalla Tarsu alla Tia – dice – ha determinato una maggiore percezione dell'aumento, aggravata da altre due variabili locali, dipendenti dal contratto siglato nel 2002 con l'attuale gestore (contratto non certo siglato dalla nostra amministrazione). La prima variabile è rappresentata da una bassa quota di differenziazione (appena il 42%) che comporta il versamento di un tributo speciale causato dal mancato raggiungimento della percentuale di raccolta differenziata del 65%; la seconda consiste nel costo elevato del servizio determinato dalle scelte del 2002, che nel 2013 ha raggiunto un totale di 5.400.648,20 euro».

Passando alle proposte di Sensi, Rucco introduce comunque una riflessione preliminare: «La Tares non esiste già più in quanto da gennaio entrerà l'ennesima nuova tassa concepita a livello statale denominata Iuc (Imposta Unica Comunale), sulla quale ad oggi le notizie sono ben poche. Il dibattito proposto rischia quindi di essere un esercizio politico fine a se stesso». Ma poi va ad approfondire alcuni aspetti circa le proposte concrete di Sensi. «Se un locale che sta aperto 7 mesi deve pagare la tassa per intero, è perché lo impone la legge, non il Comune. Lo sgravio per la stagionalità è previsto fino ad una apertura al massimo di 6 mesi consecutivi e l'azienda deve poi attenersi rigidamente a questa modalità di apertura. Con regolamento comunale potremmo intervenire introducendo alcuni sgravi fino a 7-8 mesi, ma va detto che il costo dell'operazione è sempre “casalingo”, nel senso che le risorse vanno trovate nel bilancio di parte corrente, con conseguente calo di spesa in altri settori (quali ad esempio i servizi alla persona, fino ad oggi potenziati). In più, una volta ottenuto il beneficio, le aziende perdono l'autonomia di apertura, e questo a fronte di uno sgravio al massimo del 10%». Ancora: «Lo sconto del 30% sulla tariffa per gli esercizi commerciali che attuano la differenziata è stato cancellato dalla legge, non dal Comune, ed alcune agevolazioni sono previste solo nel caso in cui l'esercente decidesse di rivolgersi ad un altro gestore (non quello comunale) differenziando autonomamente: in pratica vendendo il materiale differenziato». Rucco conclude con una riflessione rispetto a quanto accaduto sulla Tares: Qualora prevalesse la richiesta dell'Unione europea di taglio della spesa pubblica nazionale di 6 miliardi, e il rimedio fosse nel solco della continuità politica delle scelte dei governi Berlusconi/Monti/Letta, i Comuni potrebbero trovarsi costretti dallo Stato a far pagare il 100% di tutti i servizi. A questo punto, la retta mensile del nostro nido comunale passerebbe da 290 euro a circa 850; il costo del buono della mensa scolastica passerebbe da 3,60 a 5 Euro e così via. In Italia il rischio attuale è questo.

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