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Il tesoro dimenticato La Miniera di Publio aspira all’Ecomuseo

La struttura dedicata ai minatori, unica del genere in Italia ha ricevuto riconoscimenti a ogni livello, ma non a Pistoia

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PESCIA. È l’unico museo storico ed etnografico del minatore esistente in Italia. Ogni anno richiama qualcosa come 6mila visitatori. Dispone di circa 4mila volumi e 300 audiovisivi (che possono essere prestati su richiesta) che documentano la dura vita delle cave e delle miniere. L’ingresso è libero. Si trova a Vellano, quindi nella montagna pistoiese, ma non fa parte dell'Ecomuseo della montagna pistoiese, sebbene provi a entrarci da 15 anni o giù di lì. Stiamo parlando della Miniera di Publio, ricostruzione in stile perfettamente toscano, in un vecchio edificio che fino al 1772 era un mulino a trazione animale, dove è possibile ammirare materiali provenienti da tutto il mondo, e attraverso i quali è possibile ricostruire la povera economia del minatore e dal cavatore, ma non solo.

Nonostante l’avvicendamento delle giunte, le lungaggini burocratiche e impedimenti di non precisata natura hanno sempre relegato la Miniera di Publio fuori dai percorsi museali istituzionali.

«Perché? – si domanda il suo creatore Publio Biagini – una realtà che gode di riconoscimenti importanti da parte della Regione, dell’Italia e anche dell’Europa, che attira ogni anno migliaia di visitatori, in gran parte rappresentati da scolaresche, ma anche da curiosi, che non di rado decidono di tornare deve rimanere fuori dall’Ecomuseo? In fondo facciamo parte della montagna pistoiese anche noi, incarniamo più di altre realtà lo spirito proprio dell’Ecomuseo e contribuiamo attivamente a diffondere la storia e la cultura locali».

Publio Biagini, infatti, che da 15 anni, dirige e gestisce insieme alla moglie Alda Filippelli questo museo, ha fatto della promozione e della conoscenza del territorio, e della conservazione della memoria collettiva della montagna, uno scopo di vita. Ogni anno vengono anche organizzate tre mostre, con temi ogni volta diversi, che attirano esperti e collezionisti da ogni parte del mondo.

L’idea di un museo nacque nel 1999 per volontà dello stesso Biagini, un omaggio alla memoria del padre scalpellino e di tutta la schiera degli operai della pietra, che contribuirono col loro durissimo lavoro a sostenere l’economia di un intero paese. Nelle colline che circondano Vellano, infatti, un tempo si aprivano numerose cave di pietra serena, che davano lavoro e lustro al paese e ai suoi maestri cavatori. Di queste cave una sola è ancora attiva. Uscendo dalla Miniera di Publio è possibile ammirare, da una posizione assolutamente panoramica le antiche mura e più in basso la piazza con la sua torre campanaria.

E, chiudendo gli occhi, sembra ancora di sentire l’eco lontano di scalpelli e mazzuoli.

Maria Salerno

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