Il dolore
«Sulla tariffa rifiuti tanti dubbi e tanti costi da rivedere»
MONSUMMANO. «Anche questa volta siamo costretti ad accettare a scatola chiusa il preventivo di spesa presentato da Publiambiente, che ci ha presentato un conto di 3.223.1280 euro che verranno...
MONSUMMANO. «Anche questa volta siamo costretti ad accettare a scatola chiusa il preventivo di spesa presentato da Publiambiente, che ci ha presentato un conto di 3.223.1280 euro che verranno trasferiti totalmente sulla tariffa che i cittadini saranno chiamati a pagare. Un copia e incolla dell’anno precedente. Non si evincono aumenti di costi ma neppure diminuzioni, cosa che invece ci saremmo aspettati al netto del recupero materiali»: inizia così il lungo intervento di Giovanna Perone, consigliere Pdl sul costo della tariffa rifiuti.
«Ci sono voci nel piano che andrebbero scomposte più attentamente – scrive l’esponenete del Pdl – mi riferisco alla voce “altri costi”, assai generica, ma 63mila euro non sono pochi, così come ci vuole chiarezza per un’altra voce “altri costi”, di 151.108 euro, nel riepilogo finale». E, ancora, i costi della macchina burocratica, dall’Ato Toscana Centro («Il cui presidente percepisce stando al sito 60mila euro l’anno») a Publiambiente («Con un presidente che prende 45mila euro l’anno, un cda composto da 5 membri che prendono 4.648 euro il mese, più 103 euro di gettone di presenza, più rimborso spese per recarsi alle riunioni, poi ci sono i revisori dei conti, tre componenti più un organismo di vigilanza»).
«Mi sta bene pagare per un servizio importante come i rifiuti – scrive Giovanna Perone – ma siamo consapevoli che questi costi sono dovuti a un apparato burocratico senza fondo e che nelle spese di amministrazione legati ai costi comuni ci sono anche questi. Lei sindaco si deve impegnare per contenere i costi, i cittadini non ce la fanno più. Altra cosa che non ritengo giusta è far pagare la remunerazione del capitale investito, cioè gli interessi che la società paga su eventuali mutui accesi per gli investimenti. È stato vinto un referendum per la sua soppressione nel servizio idrico e noi lo troviamo nei rifiuti. Un esempio: il centro raccolta al Cintolese tra acquisto del terreno ed edificio è costato 735mila euro, noi oggi paghiamo gli interessi con l’azienda, e se questa non sarà il gestore unico per l’Ato venderà il centro, ma a noi gli interessi pagati non ce li renderà nessuno».
Quindi la Perone parla del destino dei rifiuti, con l’indifferenziato che “resta in casa” (alla discarica del Fossetto) e il cui smaltimento dovrebbe quindi costare meno rispetto agli altri comunì, e con i materiali riciclabili che, a logica, dovrebbero produrre un reddito anziché un costo.
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