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Non voglio provare vergogna per la mia città

Non voglio provare vergogna per la mia città

INTERVENTO / Francesco Nuti, pratesese, attore, sceneggiatore, regista e produttore cinematografico, chiede un'inversione di tendenza per bloccare queste nuove forme di schiavitù

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Sono un perito chimico tintore. Diplomato all'Istituto tecnico industriale statale "Tullio Buzzi". Il glorioso Istituto delle Pagliette del Buzzi, che ogni anno organizzano la Rivista, la commedia dove sono nato come attor comico. Ma prima del grande salto nell'Arte, ho lavorato due anni in fabbrica, anzi nelle tintorie di Prato, dove le macchine per la tintura andavano a centoquaranta gradi di pressione, c'era un calore esterno di settanta gradi, un tasso di umidità che raggiungeva il cento per cento e dove i colori, tipo il verde malachite, erano così volatili che ti si appiccicavano sulla pelle e li ingoiavi così facilmente che ti tingevano la faccia, il corpo, i polmoni.

Mi ricordo, quando tornavo a casa, che sembravo Arlecchino, per quanti colori avevo in faccia e sulle mani! Non bastavano tre docce per tornare di un colore umano.Sapete qual è l'età media di un tintore? Cinquant'anni. Ma quello che è successo ieri a Prato, la morte di sette persone per un incendio nel Macrolotto supera il mio racconto e ci dice un'altra cosa: che non ci sono più sfruttati, ma schiavi; sì, ci sono schiavi che lavorano, mangiano, dormono, nello stesso buco infernale, per due soldi e per fare arricchire qualche farabutto.Bisogna svegliarsi e impedire che questa tragedia capiti ancora. Non voglio vergognarmi della mia città. Non voglio vergognarmi della mia Italia.

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