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La Corte boccia il piano-Pescia Impossibile tappare quei buchi

di Maria Salerno
La Corte boccia il piano-Pescia Impossibile tappare quei buchi

Per la magistratura contabile il piano di rientro dai debiti non avrebbe avuto possibilità di riuscita La giunta farà ricorso a Roma, ma intanto si parla già di commissariamento dell’amministrazione

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PESCIA. La Corte dei Conti boccia il piano di risanamento col quale l'amministrazione pesciatina intendeva ripianare i disavanzi di bilancio, spalmando i debiti in dieci anni.

I magistrati della sezione regionale di controllo per la Toscana scrivono nella sentenza depositata mercoledì che «non sussistono le condizioni per ritenere la congruenza del piano ai fini del riequilibrio» che in parole povere vuol dire che le soluzioni individuate e proposte dal Comune per tornare a far quadrare i conti non sono state valutate come ''quelle giuste'' dalla magistratura contabile. O comunque non sono valutate attendibili rispetto al ciclo economico. Per intenderci il piano prevedeva di alienare, o meglio detto in italiano, di vendere gli immobili der patrimonio comunale. E di farlo ad un ritmo folle: immaginando, ricorda l’opposizione, di incassare qualcosa come un milione di euro l’anno. E questo di fronte ai pochi spiccioli ricavati dalle alienazioni già fatte. E alla luce di un mercato immobiliare che è un eufemismo definire fermo.

Detto questo ora che succederà? Probabilmente il Comune di Pescia potrebbe essere quanto prima commissariato. E questo alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del sindaco (si voterà la prossima primavera).

Dispiacere e rammarico sono stati manifestati nei confronti della decisione dei magistrati contabili da parte dell'assessore al Bilancio Oria Mechelli, la quale dichiara: «Nonostante la Corte dei Corti abbia riconosciuto gli sforzi fatti in questi anni per riequilibrare la situazione deficitaria del Comune, gli stessi non sono bastati a farci andare avanti e di questo prendiamo atto con grande dispiace». Non sono state ancora rese note le motivazioni della bocciatura del piano di riequilibrio, ma dalla lettura della relazione istruttoria il titolare del Bilancio una prima idea se l'è fatta: «probabilmente la bocciatura del piano deriva anche (ma non solo) dalla non perfetta ricostruzione della struttura delle partite attive e partite passive dal 2004 al 2009, ma un'operazione del genere avrebbe comportato un lavoro immane e certo non semplice». Adesso non resta che attendere le motivazioni, dopo di che il prossimo passo sarà quello di ricorrere alla sezione centrale della Corte dei Conti contro la delibera della Toscana. «Noi ritenevamo ''credibile'' il nostro piano di risanamento - prosegue la Mechelli - e per questa ragione abbiamo chiesto innumerevoli volte l'opportunità di farci provare, se al primo monitoraggio della magistratura contabile non avessimo raggiunto gli obiettivi potevano fermarci, ma purtroppo è andata diversamente».

Chi, invece, non ha mai ritenuto credibile il piano di risanamento, è l'opposizione, che infatti non ha votato il provvedimento quando fu presentato in Consiglio. «Oltre che una scelta politicamente sbagliata, abbiamo ritenuto il piano non adeguato sul piano tecnico - commenta il capogruppo Pd Roi Giorgi - e questo principalmente perché anziché fare scelte coraggiose, razionalizzare le spese e basare su operazioni più realistiche il risanamento dei conti, quest'Amministrazione ha sempre replicato con ironia ai rilievi tecnici, non mostrando considerazione per le contestazioni sollevate». Ad essere contestata da sempre da parte delle opposizioni, ad esempio, è la previsione dell’amministrazione di riuscire a far cassa con le cosiddette ''alienazioni patrimoniali'', operazione che invece negli anni si è rivelata assolutamente infruttuosa. Infine, sulla decisione di fare appello alla sezione centrale della Corte dei Conti, Giorgi commenta: «Ma quante possibilità esistono che un simile ricorso venga accolto? Invece di continuare a perder tempo l'amministrazione dovrebbe semplicemente condurre un'azione di chiarezza e ammettere ''ci s'é provato e abbiamo fallito!''».

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