Lutto
Usura ed estorsione a un imprenditore Condannato a 11 anni
Durante il processo ha anche tentato di intimidire i testimoni Al suo complice il tribunale ha inflitto una pena di nove anni
MONTECATINI. «Se si presenta in tribunale lo sparo in fronte». E ancora: «Se non mi firmi le cambiali ti taglio la gola». Ed anche: «Io ho mangiato anche il fuoco, sono stato in galera, le ho fatte tutte, ho sparato anche nei ginocchi». Minacce, intimidazioni, estorsioni... Un atteggiamento da piccolo boss della mafia il suo, che però, unito ad una pesante accusa di usura, gli è costata un’esemplare condanna a 11 anni e 7 mesi di reclusione. La sentenza del tribunale di Pistoia nei confronti di Carmelo Iacono, 47 anni, originario della provincia di Palermo ma da anni residente tra la Valdinievole e la Lucchesia, è arrivata lo scorso martedì mattina. Condannato insieme a lui anche un imprenditore agricolo 46enne di Massa e Cozzile, Domenico Lentini, imputato unicamente del reato di usura: 9 anni di reclusione.
Entrambi si trovano attualmente detenuti.
I fatti che hanno portato al processo che si è concluso l’altra mattina si riferiscono al periodo che va dal 2006 al 2011. Nei confronti dello Iacono le accuse si sono addirittura arricchite nel corso del processo, in quanto il capo d’imputazione è stato integrato per via delle minacce che il pregiudicato ha fatto ad alcuni testimoni e parti offese affinché ritrattassero le proprie deposizioni. Ed in effetti alcuni di loro hanno poi effettivamente cambiato la propria versione, tanto che, nella sua sentenza il tribunale ha disposto la trasmissione degli atti del processo alla procura affinché apra un fascicolo per il reato di falsa testimonianza nei confronti di sei persone.
L’inchiesta degli investigatori della Sezione mobile del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Pistoia era partita grazie alla denuncia presentata da un piccolo imprenditore edile di Montecatini. L’uomo raccontò di aver ottenuto, nell’ottobre del 2006, un prestito di 30mila euro in contanti da parte di Lentini. All’inizio, un prestito per pura amicizia, senza alcun interesse, se non che, nel marzo successivo, Lentini era tornato in compagnia dello Iacono: i due pretendevano la restituzione di 60mila euro, che voleva dire un tasso d’interesse usurario del 200% . «Se non mi restituisci i miei soldi ammazzo a te e a tutta la tua famiglia, tanto lo so dove abiti», gli aveva detto Iacono mostrando il calcio della pistola che aveva infilato nella cinta dei pantaloni. E l’imprenditore non aveva potuto far altro che consegnare loro otto assegni ottenuti dal fratello.
Quando in relazione a tale episodio di usura e minaccia la Finanza aveva perquisito l’abitazione di Iacono (allora ad Altopascio), aveva scoperto dei documenti relativi ad altri episodi simili: minacce ed estorsioni (al titolare di un bar di Altopascio, al proprietario di un autosalone di Buggiano) che sono andate a formare il capo d’imputazione contro Iacono.
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