Italia
Il Tar annulla il concorso del Comune
Accolto il ricorso di un partecipante: per i giudici irregolarità e valutazioni errate, via il contratto della dirigente assunta
PESCIA. Il Tar della Toscana ha annullato il concorso pubblico col quale era stato assegnato ad Antonella Bugliani il ruolo di dirigente al servizio finanziario del Comune di Pescia. È stato dunque accolto il ricorso presentato da Salvatore Santoro, terzo classificato nella graduatoria del concorso indetto dall’amministrazione pesciatina.
Santoro aveva fatto appello alla giustizia amministrativa ritenendo illegittimi i punteggi attribuiti dalla commissione esaminatrice ai candidati e per questo motivo aveva chiesto l’annullamento del concorso, previa sospensiva con annullamento del contratto di lavoro stipulato con la vincitrice Antonella Bugliani, già in servizio precedentemente al Comune di Pescia.
Il Tar della Toscana gli ha dato ragione e ha disposto – con la sentenza numero 00384/2013 – non solo la nullità del concorso e di tutti gli atti a esso correlati, ma anche la cessazione immediata del contratto di lavoro stipulato fra Antonella Bugliani e il Comune di Pescia.
Diverse le illegittimità riscontrate: dalla “valutazione di titoli non costituenti requisito di ammissione”, alla “violazione dei criteri della procedura concorsuale”; dalla “violazione del regolamento comunale sull’ordinamento degli uffici e dei servizi” fino “all’eccesso di potere per illogicità e contraddittorietà manifesta, travisamento dei fatti e difetto istruttorio”. In particolare secondo i giudici la seconda prova scritta della vincitrice, giudicata “buona” avrebbe dovuto essere giudicata insufficiente o, al più, meramente sufficiente. Al contrario il ricorrente ha ottenuto nella stessa prova solo 20 punti, nonostante la corretta indicazione dei riferimenti normativi e l’aderenza dell’elaborato alla traccia. Pare inoltre che sia stata violata la regola principe di ogni concorso pubblico, vale a dire quella dell’anonimato, dal momento che il secondo elaborato della vincitrice è contraddistinto, nella “bella copia”, da tre numeri preceduti da asterischi, mentre la “brutta copia” presenta un segno trasversale che sbarra la prima facciata del foglio, il che costituisce un inammissibile segno di riconoscimento come si legge nella sentenza.
Risulta, infine, dubbia l’attribuzione di certi punteggi per titoli vari, poiché non pertinenti al posto messo a concorso.
Il Tribunale amministrativo ha condannato il Comune di Pescia a corrispondere al ricorrente la somma di 2.500 euro e al pagamento delle spese processuali. Abbiamo provato a contattare il sindaco Roberta Marchi, ma non è stato possibile avere una sua dichiarazione. Stando alle indiscrezioni, il Comune starebbe già pensando di fare appello al Consiglio di Stato.
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