La manifestazione
Mancano soldi per i pacchi alimentari
Intanto il consiglio di Pieve boccia il «redditometro» per misurare la vera ricchezza di chi chiede aiuti e sgravi
PIEVE A NIEVOLE. Sono comunque momenti difficili anche per il volontariato. Aumentano le situazioni di grave disagio economico e, al contempo, diminuiscono i fondi a disposizione per arginarle con interventi concreti. In paese il caso più preoccupante riguarda i soldi (gestiti da Caritas e da altre associazioni di volontariato) che sembrerebbero quasi finiti per i “pacchi alimentari”, il carnet di prodotti di prima necessità (alimentari e non) distribuito ogni settimana a 70 famiglie colpite maggiormente dalla crisi.
É stato sempre difficile venire incontro a tutte le esigenze conosciute, ora però il disagio è in continuo aumento. E quindi i soldi per i pacchi (pasta, biscotti, latte ed altre cose) sono sempre meno.
Per cercare di risolvere una problematica crescente, nello scorso consiglio comunale è stata approvata la costituzione della Consulta permanente del volontariato (su proposta del gruppo di minoranza Impegno Civico per Pieve), un organismo pensato per favorire l'incontro e il confronto tra il Comune (ma anche l'Usl) e le forme associative presenti sul territorio.
L'obiettivo è contribuire all'integrazione fra intervento pubblico e volontariato per perseguire la tutela e il benessere dei cittadini, con particolare riguardo e attenzione alle fasce più svantaggiate.
La Consulta, una volta insediata con l'indicazione di uno schema di regolamento, potrebbe formulare proposte ed esprimere opinioni sulle iniziative di carattere sociale, sensibilizzare e informare il territorio, contribuire al miglioramento dei servizi offerti e favorire la collaborazione tra le realtà del settore attive a Pieve. Perché solo le associazioni di volontariato conoscono veramente i bisogni delle persone. Che però non sono tutti uguali, anche se potrebbero sembrare.
Per evitare che i contribuiti, le esenzioni e gli aiuti sociali (a Pieve a Nievole il Comune stanzia 450mila euro all'anno per i sociale) arrivino a chi non ne ha reale necessità, un altro tema discusso negli ultimi tempi è stato quello dell'introduzione del “redditometro”, strumento che supera la semplice richiesta di certificazione con indicatore Isee, formula che spesso non fotografa in modo preciso la condizione economica familiare di coloro che presentano richiesta nei vari bandi pubblici diffusi.
In questo caso, però, non se n'è fatto di nulla: nell'ultima riunione, con il voto contrario della maggioranza consiliare, il “redditometro” è rimasto lettera morta.
E quindi si è rimasti al vecchio Isee.
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