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Ospedale: tante promesse non rispettate

Ospedale: tante promesse non rispettate

Il Comitato attacca l’Asl3 sugli impegni non mantenuti su assistenza pediatrica, pronto soccorso e laboratorio analisi

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PESCIA. Promesse non rispettate: sta tutto in questa frase il senso dell’intervento sul funzionamento del Cosma e Damiano da parte della presidente del Comitato per l’Ospedale della Valdinievole Serena Fantozzi. Un intervento che fa il punto su ciò che non va nella struttura, a partire dai tagli all’assistenza pediatrica al nuovo pronto soccorso (nuovo, ma che senza il personale promesso, appunto, rischia davvero di essere una “cattedrale nel deserto”, come ha efficacemente descritto la stessa Fantozzi).

«Sì – esordisce la presidente del Comitato – forse basterebbe rispettare la parola data, invece di “rifare” l'accordo come suggeriva il sindaco Roberta Marchi sulle ore di degenza pediatrica previste per i piccoli pazienti al Cosma e Damiano. Perché il sindaco Daniele Bettarini aveva già ottenuto di allungare le ore di osservazione pediatrica da 24 a 48, proprio il giorno prima dell'inaugurazione del pronto soccorso pochi giorni fa. E la promessa era arrivata proprio dal dottor Abati (direttore generale dell’Asl3 ndr). Il problema è che in molti parlano e promettono e pochi mantengono la semplice parola data. Quello che il Comitato Valdinievole per l’Ospedale denuncia però è molto altro».

E qui parte l’elenco delle cose che non vanno: «Il pronto soccorso attualmente è una “piccola cattedrale” nel deserto. Grande, nuovo e bello. Peccato che l’Obi (osservazione breve intensiva) non funzioni e le stanze adibite siano proprio chiuse perché manca il personale per farlo funzionare (avere personale medico nelle stanze dell’Obi significherebbe non poter prestare attenzione agli altri malati e quindi la situazione potrebbe sicuramente solo peggiorare). Peccato che le stanze per l’accoglienza dei bambini (prevista fino a un massimo di 48 ore) non si sappia ancora dove farle per varie problematiche (ossigeno ed altro), peccato che chi guida l’ambulanza per portare un bambino all’ospedale di Pistoia parli con il telefono all’orecchio mentre guida, peccato che arrivato a Pistoia non ci sia posto e gli sia proposto di andare a Prato».

«Ma in che mani siamo? Ma chi è l'artefice di tutto questo? – si chiede Serena Fantozzi – peccato che ci sia un altro problemino. L’angiografo non funzionante ormai da tempo, è stato “promesso” che verrà riparato e i soldi sembra che siano stati stanziati. Ma ci piacerebbe sarebbe “quando” verrà riparato. Come ci piacerebbe sapere “quando” il reparto di anatomia patologica (costato una bella cifra e pagato da noi cittadini) verrà finalmente aperto. Ci sarebbero cose più importanti alle quali pensare, quella dovrebbe essere una cosa ormai risolta.

Un suggerimento ce l’avrei però per il nostro sindaco, sui ai problemi derivanti dalla chiusura del reparto pediatria. Se dovessimo rivedere l’accordo fatto dai sindaci con Abati io punterei in alto: vorrei riaprirlo, quel reparto. Perché mi sembra che fra i disservizi per gli utenti (e i rischi) e i costi (trasferimenti e rischi) non so quanto poi l’Asl risparmi chiudendo quel reparto. Forse se il primario di quel reparto (che abita a Pistoia, chissà se vuol dir qualcosa?) nel passato non suggeriva di mandare tutti i bambini a Pistoia e difendeva il “suo” Reparto, forse oggi le cose funzionerebbero diversamente. Chissà. Riparliamone prima che sia davvero troppo tardi. Il dottor Abati ha detto che era disponibile. Il nostro ospedale funziona. Solo grazie ai medici e agli infermieri che hanno quella coscienza e quella onestà intellettuale che forse manca ad altre persone».

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