La manifestazione
«Sull’ospedale promesse non mantenute»
Personale insufficiente: anche il sindaco di Monsummano attacca l’Asl, mentre l’assessore Marroni risponde alle proteste
PESCIA. È accettabile (e nell’attuale ordine delle cose) il “modello di bilanciamento” tra gli ospedali di Pistoia e di Pescia, ma non che questo approccio vada a mettere in seria difficoltà quello della Valdinievole. In sintesi: non va male, ma non va neanche bene, la parziale concentrazione di alcune funzioni e servizi (come, su tutti, pediatria) all’ospedale San Jacopo del capoluogo, mentre è proprio da fermare e combattere lo smantellamento del personale impiegato al Cosma e Damiano. Questa volta è il sindaco di Monsummano Rinaldo Vanni (che alla viglia dell'inaugurazione del pronto soccorso di Pescia si era defilato dalla protesta dei sindaci che annunciavano la loro assenza – poi rientrata – alla cerimonia) a farsi sentire sul tema sanità con parole dure nei confronti dell’Asl 3.
«Da qualche tempo mi arrivano diverse segnalazioni di cittadini e a questo punto io non posso più tacere – dice Vanni – con il nuovo “disegno” di compensazione tra i due ospedali, cosa che era nota in riferimento principalmente ai reparti e ai servizi offerti, vedo che sta avvenendo un fatto molto delicato e preoccupante: Pescia è in grave sofferenza, non sta avendo una quantità di personale adeguato per l’utenza soprattutto per quanto riguarda medicina e ortopedia (ma, aggiungiamo, anche per il reparto del pronto soccorso, a giudicare dalle proteste che arrivano da Pescia ndr). Sappiamo tutti che la situazione economica, anche nel settore sanitario, è molto difficile, e ho dato credito agli impegni dell’Asl 3 comunicati durante l’inaugurazione del pronto soccorso. Ma ora la questione si fa sempre più allarmante. Il nostro ospedale non può essere messo così tanto in difficoltà dall’apertura del nuovo presidio di Pistoia. Non posso più accettare la riduzione continua del personale. Sul tema continuerò a discutere e a riflettere, è mia ferma intenzione investire la conferenza dei sindaci della Valdinievole e quella di tutta la provincia di un dibattito serio e approfondito».
Una protesta, quella di Vanni che arriva in contemporanea alla lamentela di una mamma pesciatina, affidata alle colonne del Corriere della Sera. La donna descriveva la disavventura capitatale quando ha provato a portare il figlio, con la febbre altissima, al pronto soccorso di Pescia. Qui i primi problemi, con tempi di attesa lunghi, nonostante la professionalità del personale.Questo perché la struttura è sì nuova, ma se il numero di medici e infermieri è lo stesso del passato più stanze e più letti servono a poco. Poi il trasferimento nel nuovo (e unico dopo la chiusura di fatto di quello pesciatino) reparto di pediatria a Pistoia, con nuovi disagi. Evitabili se la pediatria del Cosma e Damiano non fosse stata smantellata.
Una protesa cui ha risposto lo stesso assessore regionale alla sanità Luigi Marroni, scusandosi e difendendo il nuovo modello sanitario toscano: «È necessario capire che non si può fare tutto ovunque, bisogna entrare nell'ottica di una gerarchia di complessità, e quindi anche dei servizi offerti. Non possiamo più permetterci di avere specializzazioni ovunque: non per motivi economici, ma prima di tutto per motivi di sicurezza e di casistica. Questo modello basato sui diversi livelli di complessità degli ospedali - modello adottato nei Paesi evoluti - non penalizza affatto chi vive nei centri più piccoli, anzi, al contrario, vuole offrire a tutti le stesse opportunità di cura. Al bambino sono state garantite tutte le prime cure all’ospedale di Pescia, che ha assolto la sua funzione di osservazione breve. Poi, trattandosi di un caso complesso, il piccolo è stato trasferito a Pistoia, dove ha ricevuto tutta l'assistenza necessaria».
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