Sicurezza
No al dialogo da Panapesca Licenziamenti più vicini
Nessun accordo tra azienda e sindacati nel vertice all’Associazione Industriali I sindacati: «Incomprensibile anche la chiusura agli ammortizzatori sociali»
MONTECATINI. Nessun accordo in extremis per i 28 lavoratori della Panapesca, che ora rischiano seriamente di essere licenziati con decorrenza dal 26 novembre.
I primi 45 giorni di trattativa sindacati-azienda (a partire cioè dall’apertura della procedura di mobilità) sono trascorsi senza esito e, ieri mattina, nella sede dell’associazione industriali di Pistoia le parti hanno firmato il verbale di mancato accordo. A questo punto si apre un periodo di ulteriori 30 giorni in cui la trattativa proseguirà in sede di unità di crisi della Provincia, ma tra i dipendenti (presenti con un presidio davanti alla sede pistoiese di Confindustria) circola il pessimismo. E i sindacati si dicono «delusi».
«Un’azienda così importante e radicata sul territorio – dice Luisella Brotini, Filcams Cgil – dovrebbe almeno farsi carico di una seria discussione. Per esempio prendendosi un po’ più di tempo per verificare se c’è un imprenditore disposto a farsi carico della linea di produzione. Ciò dimostrerebbe l’impegno dell’azienda a voler risolvere positivamente la vicenda. Invece, a oggi, registriamo una chiusura totale».
«La società – aggiunge Alessandro Cartei, anch’egli della Filcams – ci ha anche detto che i tempi previsti dalla legge per la trattativa sono fin troppo lunghi e che gli ammortizzatori sociali costituirebbero solo un aggravio dei costi aziendali».
«Il problema – dice Aniello Montuolo, Fisascat Cisl – è che all’azienda dei lavoratori che vanno a casa non gliene importa nulla. E parliamo di persone che sono in Panapesca anche da 35-40 anni. Ci hanno detto che non sono in grado di sostenere ulteriori costi, ma proprio qui sta il problema che non vogliono capire: esistono strumenti e ammortizzatori sociali che li potrebbero aiutare proprio a spendere meno. Se fanno muro anche su questo significa che c’è sotto qualcos’altro che non vogliono dirci. Forse l’intenzione è cedere l’attività senza che chi subentra abbia legami con l’attuale personale?».
«Abbiamo chiesto – dice Paolo Meacci, Uiltucs Uil – almeno di prorogare la data di chiusura del tavolo di confronto, così come consentito dalla legge, ma l’azienda ha risposto di no. Così come abbiamo registrato una chiusura totale all’ipotesi di ricorrere agli ammortizzatori sociali per dare un po’ di ossigeno ai lavoratori. Allora abbiamo chiesto se almeno i dipendenti in mobilità possano essere riqualificati in modo da poter svolgere altre mansioni all’interno dell’azienda. Ora attendiamo risposte serie».
La Panapesca è una storica azienda con sede nella zona industriale di Traversagna - ma con stabilimenti sparsi anche nel resto d’Italia e in alcuni Paesi esteri - specializzata in taglio, confezionamento e commercializzazione dei prodotti ittici. I dipendenti in Italia sono 256, dei quali 149 impiegati nello stabilimento di Massa Cozzile. I 28 in mobilità sono tutti gli addetti della linea produttiva.
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