Il Tirreno

Montecatini

«I medici sapevano Facevano visite finte o senza pazienti»

Dalle dichiarazioni di un informatore prese il via l’indagine che ha portato a undici arresti. Il ruolo degli avvocati

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MONTECATINI. «Non so chi erano le persone con cui simulava questi incidenti, sta di fatto che alla carrozzeria tutti sapevano che erano fasulli. Inoltre, mi ha raccontato lui, anche i medici sapevano di queste cose e facevano visite false. Addirittura quando vi era da prolungare il periodo di malattia, il paziente non si presentava nemmeno e veniva rilasciato ugualmente il certificato, che andava alla carrozzeria o veniva ritirato da qualcuno dell’agenzia. Lui non sapeva molto sugli avvocati, credo che chi teneva i contatti con i legali era il proprietario della carrozzeria. L’avvocato serviva per la chiusura della pratica...».

Furono queste sue parole a dare impulso all’indagine. Indagato per tutt’altri reati, pur di alleggerire la sua posizione, tre anni fa l’uomo aveva cominciato a raccontare ai carabinieri di qualunque illecito gli era arrivato all’orecchio, tra cui le truffe alle assicurazioni, quei «barbottini» – li aveva chiamati – messi in atto da un’agenzia infortunistica di sua conoscenza. Furono insomma le sue dichiarazioni spontanee far nascere l’inchiesta che venerdì mattina ha portato all’arresto di 11 persone, membri di tre distinte associazioni a delinquere specializzate nella truffa dei falsi incidenti, pressoché scollegate tra loro e facenti capo ciascuna ad una carrozzeria della Valdinievole.

Dalle migliaia di pagine dell’inchiesta – circa trecento gli indagati – emerge come fosse tutt’altro che marginale, e pienamente consapevole, per la riuscita delle truffe il ruolo di medici e avvocati. I nomi che vengono fuori sono sempre gli stessi, con studi soprattutto in Valdinievole. Ciascuna delle carrozzerie aveva i suoi professionisti di fiducia, senza i quali sarebbe stato impossibile arrivare ad incassare i soldi dalle compagnie di assicurazione.

Le tecniche per arrivare a portare a termine la truffa erano sostanzialmente due: partendo da incidenti inesistenti; esagerando la gravità di incidenti realmente avvenuti. L’obiettivo, sempre lo stesso: ottenere il risarcimento per le inesistenti lesioni fisiche subite dai sedicenti conducenti e passeggeri

Nel primo caso, è il titolare della carrozzeria ad organizzare dal nulla il “barbottino”, procurando ad arte i danni ai veicoli e procacciandosi gli pseudo-infortunati tra persone di sua conoscenza. Nel secondo, l’affare viene proposto al cliente che si presenta per riparare un danno all’auto: lavoro gratis in cambio della sua complicità.

In entrambi i casi si inizia con la compilazione a tavolino di un Cid, il modulo di constatazione amichevole dell’incidente, che viene inviato all’assicurazione del conducente con la ragione dalla sua parte. Una volta che l’assicurazione ha pagato, partono, tramite avvocato o agenzia infortunistica, le richieste di risarcimento danni: a bordo di entrambe le auto, si materializzano cioè all’improvviso dei passeggeri che sarebbero rimasti feriti. Tutte persone debitamente istruite, che sono andate al pronto soccorso lamentando “colpi di frusta” o dolori alle articolazioni per farsi rilasciare un primo certificato medico. Poi arrivano le visite di controllo, da parte dei medici compiacenti, i cui blocchetti di ricevute in bianco sono spesso in mano agi stessi organizzatori della truffa: la prognosi, dai pochi giorni iniziali, lievita solitamente fino a 40-45. Alla fine, subentra l’avvocato, che, fatture (fasulle) di spese mediche e fisioterapiche alla mano, ha il ruolo di trattare la liquidazione del danno con l’assicurazione, forte anche di quella sorta di ammissione di colpa costituita dal già avvenuto pagamento dei danni all’auto dopo l’invio del modulo Cid. L’assegno arriva direttamente all’avvocato, che lo cede poi per l’incasso al responsabile della carrozzeria che, a sua volta, intascandosi la maggior parte dell’importo, distribuisce i compensi ai vari partecipanti all’imbroglio.

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di Redazione web