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«Una piaga sociale che paghiamo tutti noi»

«Una piaga sociale che paghiamo tutti noi»

Il procuratore Dell’Anno invita a non sottovalutare questo reato e annuncia ulteriori sviluppi

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MONTECATINI. «Non abbiamo scoperchiato nessuna pentola, perché non c’era nulla da scoprire. Questo è un fenomeno di cui più o meno tutti siamo a conoscenza. Più semplicemente abbiamo toccato un settore dove finora nessuno era mai intervenuto. E non ci fermeremo qui»: rispondendo alle domande dei giornalisti il procuratore Renzo Dell’Anno va giù duro contro il fenomeno delle truffe alle assicurazioni, definendolo senza mezzi termini «una piaga sociale».

«Voglio che ci si renda conto che questo è un reato, e che noi siamo intenzionati a perseguirlo – ha proseguito il procuratore – apparentemente può sembrare un qualcosa di quasi innocuo. Ma non si tratta solo dei mille euro sottratti a una compagnia assicurativa. Moltiplicate quella cifra per tutti gli incidenti. Si tratta di una somma immensa, che si ripercuote sulle nostre tasche con gli aumenti delle tariffe assicurative. Le vittime alla fine siamo noi tutti».

A Dell’Anno non va giù quel termine dialettale con cui viene indicato questo reato, quel “barbottino”, che sa tanto di diminutivo, utilizzato anche dall’uomo che, indagato per altre ragioni, nel 2011 cominciò a raccontare di queste truffe. Ma più che le sue parole sono stati i numeri a dare il via all’indagine: «Ci siamo resi conto che era necessario intervenire – ha proseguito il procuratore – guardando le statistiche: sul fenomeno incidenti la Provincia di Pistoia è in vetta alle classifiche nazionali, insieme alle province di Napoli e Caserta».

«Prima di dare il via a questa indagine – ha detto Dell’Anno – un paio di anni fa ho convocato i rappresentanti delle società assicuratrici e i periti per affrontare il tema delle frodi. L’obiettivo era quello di ottenere una sinergia tra la polizia giudiziaria e gli organi ispettivi delle compagnie, e ho riscontrato una grande disponibilità».

Tra le strategie anche quella di individuare un vulnus nel sistema, che permettesse alla magistratura di intervenire di ufficio, senza ricorrere alle querele di parti delle assicurazioni (che, spesso, trovano più conveniente tagliare corto e pagare, evitando seguiti legali). Ed è stato trovato nel reato, perseguibile d’ufficio, del “falso indotto”, di chi simula un trauma portando i sanitari a compilare falsi certificati. (l.s.)

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