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Ospedale di Pescia «Scelte ottuse e ingiustificabili»

Ospedale di Pescia «Scelte ottuse e ingiustificabili»

L’intero consiglio comunale in difesa del Cosma e Damiano Ridurre i servizi rischia di causare una fuga di ricoveri costosa

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PESCIA. Il linguaggio è il classico burocratichese, ma tra gli “arabeschi” il senso del lungo documento approvato dal consiglio comunale di Pescia è chiaro: Regione e Asl spieghino quali sono i loro progetti sull’ospedale di Pescia, progetto che deve tutelare la sua storia e le sue potenzialità. Cosa che, viene evidenziato, sin qui non è stata fatta.

Un documento anche duro, ma che ha trovato d’accordo l’intero consiglio comunale pesciatino, solitamente assai litigioso, ma che su questo tema si è mostrato decisamente compatto.

Il documento apre con una storia delle vicissitudini dell’ospedale di Pescia, ricordando il promesso investimento da 12 milioni di euro («realizzato parzialmente»), la tramontata ipotesi del nuovo ospedale fino ad arrivare alle conseguenze dell’apertura del San Jacopo. Quindi viene ribadito come sia irricevibile per l’ospedale di Pescia, o, meglio, della Valdinievole, «ulteriore depauperamento della struttura che, al di là delle legittime riorganizzazioni deve rimanere un presidio ospedaliero di riferimento aziendale, dove i reparti generici vanno mantenuti e le eccellenze vanno ulteriormente qualificate». Quindi viene rammentato il fenomeno delle lunghe liste di attesa e dei ricoveri extra Asl (circa 13mila) per prestazioni che potrebbero essere fatte anche da noi, e costate negli ultimi dieci anni all’Asl 3 «oltre 40 milioni di euro in compensazioni».

Quindi il documento dove si ribadisce che è giunto «alla luce delle negative esperienze passate il momento della chiarezza di intenti e delle volontà della Regione e quindi dell’azienda sanitaria locale». È così giudicata «irrimandabile la presentazione di un progetto strategico in cui l’ospedale della Valdinievole veda disegnato un futuro a breve e medio termine dove vengano indicati con certezza i contenuti della sua offerta sanitaria in un quadro integrato che tuteli la sua storia e le sue peculiarità».

Investire sul Cosma e Damiano viene considerato fondamentale anche in chiave di efficienza economica (« Investire sull’ospedale della Valdinievole affinché l’offerta complessiva aziendale sia potenziata e il fenomeno delle liste di attesa e delle fughe si riduca sensibilmente con un beneficio economico per la stessa azienda»). Quindi si contestano i cosiddetti “tagli tattici” dei servizi e delle prestazioni ospedaliere «che perlopiù riguardano in via unilaterale il presidio di Pescia».

Quindi il documento continua con un invito ai sindaci della Valdinievole e di tutta la provincia a rivisitare e ripensare almeno alcune linee guida del documento sulla riorganizzazione aziendale, «in particolare per quanto riguarda la chiusura del reparto di pediatria e il declassamento del punto nascita al primo livello e per quanto riguarda lo spostamento di parte dell’attività chirurgica specialistica su Pistoia».

«Ci appare veramente ingiustificabile e ottuso – continua il testo – procedere al progressivo indebolimento dell’area materno-infantile. Nel caso della chirurgia, essendo l’ospedale di Pescia attestato a 6.500 interventi annui contro i 7.500 di Pistoia, spostare progressivamente l’attività chirurgica con i servizi annessi e connessi su Pistoia senza una logica e un raziocinio». L’effetto, temuto, è quello delle “fughe da ricovero”.

Infine, anche alla luce del nuovo modello per intensità di cure, il consiglio di Pescia «ritiene indispensabile la necessità di investimenti adeguati su personale e strutture territoriali a supporto dei pazienti e delle loro famiglie».

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