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Leopoldine: un’apertura a... puntate

di David Meccoli
Leopoldine: un’apertura a... puntate

Mancano i soldi (si è parlato anche di concordato per le Terme): si punta a finire la sola piscina per l’estate 2015

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MONTECATINI. Ridimensionare per non morire. Le Terme scacciano via il fantasma di un (per ora solo ventilato) concordato preventivo e rilanciano adeguandosi alle mutate condizioni. Così sulle Leopoldine, stabilimento sul quale si concentrano le attenzioni e le speranze di tutta la città, la società di viale Verdi rimodula il programma d’interventi secondo una nuova parola d’ordine: “lotto funzionale”. Che in parole povere significa: stop alla “grandeur” e via libera a lavori mirati alla realizzazione di piscina e spogliatoi per essere pronti già nell’estate 2015. Il resto (centro benessere, terme romane, strutture accessorie e così via) si vedrà.

Venti sinistri. A riportare i timori di una débacle termale, emersi in commissione società partecipate, è il presidente dell’organismo. «Le Terme – si è chiesto Riccardo Sensi – saranno in grado di andare avanti o saranno costrette a ricorrere al concordato preventivo? È meglio pensarci ora, piuttosto che arrivare a una dichiarazione di fallimento, che, di fatto, ne bloccherebbe tutte le attività». «Sono ipotesi che non prendiamo in considerazione – ha risposto l’amministratore unico della società, Fabrizio Raffaelli – in quanto noi stiamo lavorando per risanare».

Sindacato, dica 33. E come si fa a “risanare” una società in cui alla voce uscita incidono per il 70% gli stipendi? «Stiamo cercando – spiega Raffaelli – un accordo coi sindacati per attivare i contratti di solidarietà. Il 33% di risparmio non è stato proposto a caso, ma consentirebbe un punto di equilibrio e garantirebbe la continuità di un adeguato servizio. Inoltre saranno contenute le aperture invernali di Excelsior (8,30-12,30) e Redi (9-13 e 16-20 domenica esclusa)».

Altri risparmi. Ulteriori voci di spending review contemplano le utenze e, sul fronte degli investimenti, i costi del cantiere alle Leopoldine. «Il direttore dei lavori Rossi Prodi – dice ancora Raffaelli – ha ricevuto l’input di ridurre la spesa, ma ancora non ha ricevuto tutta la documentazione dall’architetto Fuksas. Per questo abbiamo scritto allo studio di Roma per avere un incontro urgente».

Ecco il “lotto funzionale”. L’Au termale fa poi due conti: le Leopoldine costeranno, alla fine, 28 milioni, dei quali ben 9,5 sarebbero coperti da un finanziamento ministeriale. Ma i tempi di erogazione da parte di Roma sono lunghi (non prima del 2016). «Stiamo pertanto pensando – dice Raffaelli – di vedere se con le risorse a disposizione si può definire un lotto funzionale, costituito da piscina, spogliatoi e restauri esterni, con l’obiettivo di aprire almeno una parte dello stabilimento. Rossi Prodi ci ha già dato esiti confortanti da questo punto di vista». «Il nostro percorso strategico – dice il consulente delle Terme Giancarlo Sassoli – prevede di concentrare le attività su Tettuccio, Redi e Leopoldine, con queste ultime a regime, per il primo stralcio di lavori, nell’estate 2015, dopo la riapertura del cantiere il prossimo gennaio».

Nel regno di utopia. Tempi (e soldi) che scatenano la reazione del Pdl. «Nel 2015 – dice Andrea Gabbani – il bagno in piscina lo faremo solo se arriva la piena. Io ora vedo solo un cantiere fermo che ci costa ogni giorno più di 1.000 euro. Sono pure illusioni». «È un omicidio annunciato – aggiunge Eugenio Pancioli – e questo stabilimento non lo finiremo mai».

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