Il Tirreno

Montecatini

Pagati alcuni stipendi di maggio

Ma i sindacati chiedono per la Mep una “task force” che affronti il negoziato con la società

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MASSA COZZILE. Una situazione in bilico, che si è risolta solo a metà. Sperano in un futuro meno buio i lavoratori della Mep, che da questa settimana hanno iniziato a ricevere alcuni stipendi che aspettavano dal maggio scorso, quando la metalmeccanica del titolare Marco Ilardi ha chiuso i rubinetti delle retribuzioni. Attendono ancora, però, quella decina di dipendenti inseriti da tempo in cassa integrazione, sempre a secco degli arretrati dovuti. Come da accordi presi tra i sindacati, il prefetto di Pistoia e l'azienda, entro il 15 ottobre dovrebbe arrivare a tutte le maestranze ciò che gli spetta di diritto, almeno per quanto riguarda il mese di maggio. È proprio su questa incertezza, non nuova nella vicenda, che le categorie continueranno a vigilare affinché si risolva «una situazione molto pesante per i dipendenti, privati del loro avere nonostante le rassicurazioni ricevute che si sono rivelate ancora una volta non particolarmente veritiere», scrivono Fim Cisl, Fiom Cgil e Uglm.

Ecco perché le sigle sindacali si fanno portavoce «di un confronto negoziale con l'azienda presso un luogo terzo, dove il territorio possa essere rappresentato a garanzia dei lavoratori e della continuità di impresa, nell'auspicio di poter rasserenare una situazione che anche sotto il profilo industriale oltre a quello economico versa in una grave condizione».

È stata così richiesta la convocazione di una task force istituzionale, con Comune e Provincia (oltre a prefetto e azienda), dove «certi della comune consapevolezza delle difficoltà rappresentate, si potranno chiarire il futuro dei lavoratori e dell'impresa». Sono una cinquantina le persone interessate, tra operai e amministrativi, impiegate nelle due sedi di via Galvani a Massa Cozzile e via del Lavoro a Chiesina Uzzanese. La Mep lavora nel comparto ferrotranviario per l'allestimento interno delle carrozze ed è azienda che fa parte dell'indotto Breda. Proprio dal committente principale, sostengono i sindacati, dall'inizio dell'anno avrebbe incassato un milione di euro di commesse evase in passato. Nonostante questi liquidi, da alcuni mesi i lavoratori non ricevono regolarmente gli stipendi.

Un baratro che si è acuito col passare delle settimane. E che ha portato all'avvio di una forte mobilitazione con la forma dello sciopero a oltranza, iniziato il 30 agosto scorso. In contemporanea allo stop forzato alla produzione, durante il quale i vertici Mep hanno rivolto diversi appelli ai lavoratori nel tentativo di cessare la protesta, sono state organizzate alcune assemblee e sit-in dimostrativi. Si è poi svolta una riunione nella sede provinciale di Assindustria che però non ha dato i frutti sperati. Alla fine è arrivata la mediazione del prefetto Mauro Lubatti che, in due occasioni distinte, ha convocato sia i sindacati e i dipendenti sia i titolari della Mep. Dal “dialogo” sembra essere uscita una soluzione alla crisi. Ma i sindacati e i dipendenti, che hanno sempre meno fiducia nelle dichiarazioni dell'azienda, vogliono vederci chiaro. Da qui la richiesta di una task force che affronti il caso in maniera approfondita.

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