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Furto di ghiaia, nei guai padre e figlio

Furto di ghiaia, nei guai padre e figlio

Secondo la Procura per tappare i crateri sulle rive del fiume li riempivano di rifiuti speciali

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LUCCA. A più riprese e per alcuni mesi con le ruspe sottraevano pietre, rena e ghiaia lungo le rive del Serchio in località Piaggione per un quantitativo stimato in 4mila metri cubi e per un valore commerciale di poco inferiore ai 30mila euro. Per compiere quell’operazione avrebbe modificato lo stato dei luoghi in una zona paesaggistica a 150 metri dall’argine sinistro del fiume in parte in area demaniale e in parte in area privata e una volta effettuata l’escavazione avrebbero riempito le buche formatesi con rifiuti speciali non pericolosi e costituiti da residui dell’attività edilizia, asfalto stradale e tubazioni in plastica.

Nei guai sono finiti il legale rappresentante, l’amministratore e il socio di fatto della società di escavazione «Toscana Scavi srl» accusati dalla procura in concorso di furto aggravato, opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità su beni paesaggistici e attività di gestione di rifiuti non pericolosi senza autorizzazione. Si tratta rispettivamente di Matteo Canigiani, 23 anni, di Marliana, del padre Graziano, 73 anni, residente a Pistoia, e di Giovanni Piccicuto, 48 anni, di Vagli di Sotto. I fatti contestati risalgono al periodo che va dal febbraio al maggio scorso. Per la procura della Repubblica - che ha delegato l’inchiesta ai sottufficiali di pg della polizia provinciale Vittorio Mei e Narciso Betti - i responsabili della (azienda che si occupa della frantumazione di inerti finalizzata alla produzione di materiale per l’edilizia come rena, pietrisco e graniglia) utilizzando ruspe a altri mezzi meccanici e dopo aver rimosso alberi e vegetazione avrebbero prelevato in località Piaggione nella zona adiacente all’impianto di frantumazione in uso alla società (proprietà della GF Scavi srl) un notevole quantitativo di materiale litoide (sabbia e ghiaia) sui terreni demaniali, intestati alla società Imball Center srl e anche nell’alveo del Serchio. Non solo. In zona paesaggistica e in assenza di autorizzazione realizzavano vicino all’alveo del Serchio - in parte area demaniale e in parte privata - una pista carrabile, mediante asportazione di materiale alluvionale e taglio della vegetazione, lunga circa 90 metri e larga poco meno di 5 e uno scavo di circa mille metri di superficie con profondità di 4 metri destinata al riempimento con materiale di risulta. Per coprire quei giganteschi buchi, per l’accusa, la «Toscana Scavi srl» effettuava lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da laterizi, mattoni doppi-uni, forati, porzioni di muri, asfalto di sedi stradali. tubazioni in plastica, frammenti di pavimenti e rivestimenti e cumuli di materiale vegetale derivante dal taglio di piante e arbusti. Infine, sempre stando alla polizia provinciale, Matteo e Graziano Canigiani effettuavano nuovi scarichi di acque reflue industriali senza la prescritta autorizzazione. Secondo la procura effettuavano le operazioni di frantumazione e preparazione di rena, ghiaia e pietrisco mediante impianto di lavaggio con produzione di reflui che, come acque di dilavamento, confluivano senza gli appositi trattamenti e senza alcuna autorizzazione nel Serchio imbrattando il fiume per centinaia di metri e dando una colorazione marrone per la presenza di terriccio e altri residui in sospensione.

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