Il Tirreno

Montecatini

Muore recuperando palline da golf

Sub romano stava per immergersi nel lago del club alla Pievaccia quando è stato colpito da un malore

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MONSUMMANO. Il furgone Citroën bianco usato per trasportare l’attrezzatura da una parte, la muta da sub appoggiata lì per terra, sulle sponde del laghetto: sono le uniche tracce che restano del dramma che si è consumato ieri al Golf Club Montecatini, al confine tra Monsummano e Larciano alla Pievaccia. L’ennesima tragedia sul lavoro che, nel giro di poche settimane, ha avuto come teatro questa zona. Anche se, in questo caso, si può parlare di morte sul lavoro solo perché avvenuto mentre la vittima stava svolgendo la sua attività. Pare infatti, ma a stabilirlo con certezza sarà l’eventuale esame autoptico, che sia stato un malore la causa che del decesso dell’uomo, ieri attorno alle 18,30, al Golf Club.

Le sue generalità non sono state ancora rese note dalle forze dell’ordine (prima era necessario avvertire la famiglia). Si sa solo che si trattava di un uomo di 38 anni, residente a Genzano (in Provincia di Roma), e dipendente di un’impresa bresciana specializzata nel recupero di palline da golf. In particolare l’azienda si occupa del recupero delle stesse nei laghetti che caratterizzano i percorsi golfistici. Ed è proprio quanto stavano facendo l’uomo, insieme a due colleghi, nell’impianto monsummanese.

La vittima aveva appena indossato la muta da sub e tutta l’attrezzatura per immergersi in uno dei due laghetti dell’impianto (anzi l’unico vero laghetto, visto che l’altro rappresenta un più semplice ostacolo d’acqua), in prossimità della buca 18, l’ultima del percorso cioè, non lontano dalla guest house dove si ritrovano i giocatori alla fine delle loro partite. L’uomo e i suoi due colleghi erano impegnati in una doppia operazione di recupero: uno stava manovrando una piccola gru per recuperare un kart (i veicoli elettrici utilizzati dai golfisti nei loro spostamenti) finito in acqua, gli altri due invece, compresa la vittima, avrebbero dovuto recuperare le palline che erano finite nel laghetto nel corso del tempo. L’uomo si era appena immerso quando è subito uscito fuori, dicendo che si sentiva male. È stato soccorso dai colleghi, mentre veniva dato l’allarme al 118, che sul posto ha fatto intervenire l’automedica e l’ambulanza della Croce Verde di Lamporecchio. Ma l’arrivo dei sanitari si è rivelato purtroppo inutile. Il cuore dell’uomo si era fermato e ogni tentativo di rianimazione, nonostante un lavoro andato avanti per molto, si è rivelato inutile. Una morte che non sembra collegata all’attività di immersione (che è notoriamente molto pericolosa): il laghetto infatti ha un fondale molto basso e, soprattutto, l’uomo si era appena immerso. Anzi, stava compiendo l’immersione, quando, rendendosi conto del malore, è riuscito ad uscire dall’acqua per chiedere aiuto.

Sul posto sono anche intervenuti i carabinieri per svolgere i rilievi del caso, mentre la salma è stata trasportata all’obitorio di Pistoia, in attesa di una decisione del magistrato sull’effettuazione dell’autopsia, prima di essere restituito ai suoi cari.

Ai militari il duro compito di comunicare ai familiari quanto successo.

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