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Giustizia per Beatrice: via al processo

Giustizia per Beatrice: via al processo

La difesa di Massimo Parlanti chiede il rito abbreviato per ottenere una pena mite: è stato un momento di follia

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Delitto premeditato o raptus di follia? Sarà soprattutto su questo punto che giovedì prossimo, al tribunale di Pistoia, si aprirà il confronto davanti al Gup su una delle pagine più orribili della nostra cronaca, l’omicidio della 42enne Beatrice Ballerini, impiegata di banca e madre di due bambini (di 7 e 10 anni) uccisa dall’ex marito, Massimo Parlanti.

L’omicida. Sulle responsabilità del delitto non esistono dubbi, fu lo stesso Parlanti, 43 anni, a confessare, dopo quattro giorni, di essere stato l’autore dell’assassinio. Del resto i sospetti si erano da subito concentrati su di lui, e anche le prove raccolte confermarono che non reggeva l’ipotesi del tentativo di furto andato male. Ipotesi sulla quale lo stesso Parlanti aveva cercato di indirizzare gli investigatori, mettendo a soqquadro la casa di Nievole dove era avvenuto l’omicidio.

La vittima. Beatrice Ballerini era persona molto conosciuta e amata, in Valdinievole, dove era venuta a vivere dopo il matrimonio con l’uomo che poi l’avrebbe uccisa, e a Campi Bisenzio, dove era cresciuta, dove era tornata a vivere dopo la separazione, e dove lavorava, alla Cassa di Risparmio di Lucca Pisa e Livorno. E fu proprio dai colleghi della donna che, in quel maledetto giovedì 13 dicembre 2012, partì il primo allarme. Beatrice, infatti, avrebbe dovuto partecipare a una cena tra colleghi, ma non si era presentata.

La scoperta del delitto. Dopo una serie di chiamate i familiari di Beatrice, il fratello e il padre, decisero di andarla a cercare nell’ultimo posto dove si sapeva essere stata, la casa sulle colline di Nievole, dove viveva con il marito e i figli prima della separazione. Qui, alla presenza dello stesso assassino, giunto assieme all’ex cognato e all’ex suocero, la terribile scoperta: il corpo senza vita di Beatrice. Era la sera del 13 dicembre. Beatrice era stata uccisa da alcune ore (l’autopsia poi farà risalire la morte tra le 15,30 e le 16), apparentemente da un ladro che aveva reagito dopo essere stato scoperto: la casa era stata messa a soqquadro, dal portafoglio di Beatrice mancavano 200 euro e anche il suo telefonino era scomparso.

Le indagini. In realtà si trattava di una messa in scena allestita dallo stesso Parlanti, che da subito non ha convinto gli investigatori. Era stato proprio lui l’ultimo a vedere Beatrice viva, dopo aver fissato un appuntamento nella loro ex casa (nella disponibilità della donna) per prendere alcune cose. «Lo lasciata viva» ripeteva il marito, che dopo aver lasciato la casa era andato a prendere i figli a scuola, trascorrendo il pomeriggio con loro. Il cerchio attorno all’uomo si era fatto sempre più stretto, prima con il ritrovamento del telefonino della donna in un cassonetto vicino casa (telefonino usato, prima di essere gettato, dallo stesso Parlanti per avvertire la scuola che sarebbe arrivato in ritardo), poi con la presenza di graffi sul viso e con la scoperta, sotto le unghie della donna, di frammenti di pelle. La moglie infatti aveva reagito all’aggressione, prima di essere strangolata dal marito. Ma, grazie all’esame del Dna, aveva lasciato una prova fondamentale a indicare il suo assassino.

La confessione. Ma, prima ancora dei risultati delle analisi, la sera di lunedì 17 dicembre, il marito , accompagnato da un avvocato, si è presentato dai carabinieri, confessando l’omicidio.

Difesa e accusa. Tutto chiaro dunque? Nemmeno per idea. Adesso occorre risolvere un aspetto fondamentale, prima di stabilire una pena. Fu un omicidio premeditato, o fu il risultato di un attimo di follia? Quest’ultima versione è quella sostenuta ovviamente da Massimo Parlanti e dai suoi legali, che sostengono la tesi dell’omicidio d’impeto, frutto di un raptus improvviso. A supporto di questa tesi, con la quale hanno chiesto anche il rito abbreviato (che comporterebbe uno sconto di un terzo della pena) i legali di Parlanti sono intenzionati a portare anche i tabulati telefonici, dai quali, sostengono, emergerebbe che a chiedere l’incontro sarebbe stata l’ex moglie. Particolare che farebbe propendere per un delitto che non era stato programmato. Da parte loro procura e pubblico ministero (nonché i familiari di Beatrice) sostengono l’ipotesi dell’omicidio premeditato. Un omicidio, secondo questa lettura, commesso con freddezza, con quella stessa freddezza che avrebbe permesso a Parlanti di trascorrere il pomeriggio con i figli della donna che aveva appena ucciso, e di simulare la sorpresa davanti alla scoperta del cadavere. C’è poi l’aspetto della confessione: per la difesa il fatto che sia stato l’uomo a consegnarsi ai carabinieri e ad ammettere l’omicidio rappresenta un elemento di cui tener conto, ma dall’altra parte c’è da dire che questa confessione è arrivata a giorni di distanza dal delitto, e quando ormai sapeva che di lì a poco l’esame del Dna lo avrebbe definitivamente incastrato. Tutti aspetti che saranno esaminati giovedì in tribunale, quando si riaprirà una ferita mai completamente rimarginata. Nella speranza di fare giustizia.

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