La manifestazione
Hanno un nome le ossa trovate nel bosco
Il Dna svela: sono di un pensionato calabrese scomparso nel 2003 i resti dell’uomo ucciso da un colpo di pistola
L’esame del Dna ha confermato la pista più accreditata: il teschio e gli altri resti dell’ uomo ucciso da un colpo di pistola alla testa, ritrovati l’11 marzo scorso nei boschi tra Marliana e Massa e Cozzile appartengono a Giovanni Careri, pensionato di origini calabresi ma residente a Pieve a Nievole, 70 anni al momento della scomparsa, il 10 aprile 2003.
I risultati dell’esame Dna eseguiti a Firenze dal perito della procura Ugo Ricci hanno richiesto molto tempo ma ora gli inquirenti sono certi dell’identità della persona uccisa. E su quell’omicidio d’ora in poi indagherà la Direzione distrettuale antimafia in tandem con la procura pistoiese: titolari del caso sono i pm Tommaso Coletta e Claudio Curreli. Quest’ultimo è il magistrato di Pistoia che ha sin qui seguito il caso e che continuerà ad occuparsene come applicato. L’inchiesta è aperta per “omicidio aggravato da metodo mafioso” e per il momento è diretta contro ignoti.
Ma una volta in possesso dei risultati dell’esame Dna, le indagini hanno subito una accelerazione e proprio ieri sono state eseguite delle perquisizioni in Calabria e in Toscana. Gli investigatori cercano in particolare documentazione sui rapporti di dare-avere di Careri e scritti utili per eseguire approfondimenti grafologici. Le perquisizioni, in particolare, sono scattate nella zona di Reggio Calabria e anche in quella di Montecatini.
Il nome di Careri era spuntato quasi subito come possibile identificazione delle ossa ritrovate nel bosco. Careri viveva a Pieve a Nievole con la moglie, titolare di una piccola azienda agricola. Emigrato in Valdinievole da Vibo Valentia, il 25 febbraio del 2003 l’uomo scampò ad un duplice attentato: la sua Toyota Yaris fece un gran botto quando lui la mise in moto e subito dopo si sviluppò un incendio dal quale l’uomo riuscì comunque a sfuggire. Poco dopo sul muro della sua casa, a Pieve a Nievole, comparve il segno inequivocabile di una fucilata a pallettoni.
Un mese e mezzo dopo, il 10 aprile 2003, Careri scomparve. La notte precedente aveva accolto a casa delle persone che evidentemente conosceva e alle quali aveva offerto un caffè. Il giorno dopo la moglie, scendendo in cucina, trovò solo i resti dei caffè consumati, ma del marito nessuna traccia.
La donna, che da allora è tornata nella natia Calabria, aspetta da dieci anni di conoscere la verità sulla sorte del marito. Domande che solo adesso hanno avuto una prima risposta. Il figlio della coppia, invece, vive e lavora a New York.
Le indagini, aperte dalla Dda di Firenze nel 2004, consentirono di accertare che la vita di Careri aveva quanto meno degli aspetti in ombra. In un armadio che la moglie sembrava aver dimenticato, gli inquirenti trovarono centinaia di migliaia di euro in contanti. Le indagini consentirono di accertare che l’uomo scomparso poteva disporre di capitali ingenti, nell’ordine di alcuni milioni di euro, costituiti in massima parte da terreni e beni immobiliari in Toscana e nel sud Italia, in conti correnti e crediti nei confronti di molte persone, nei confronti delle quali furono eseguiti già allora precisi accertamenti.
Una ballerina dell’Est europeo, che conosceva Careri, riferì agli inquirenti che l’uomo era fuggito in Florida, senza spiegare perché. Gli inquirenti, però, già allora mostrarono di privilegiare piste più inquietanti, come una possibile esecuzione da parte della ’ndrangheta per uno sgarro o una regola infranta.
Ora quell’indagine ritorna di drammatica attualità. Il corpo ritrovato l’11 marzo nei boschi tra Marliana e Massa e Cozzile è quello di una persona uccisa con un colpo di pistola al cranio. Il corpo era stato poi avvolto in quattro sacchi della spazzatura, avvolti con numerosi giri di nastro da imballaggio. Lì è rimasto, sulla spona di un torrentello, presumibilmente per dieci anni.
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