Sicurezza
Strade come fiumi e cresce la paura per il Business Park
A ogni forte pioggia la zona a sud di Pescia si allaga Il comitato torna all’attacco della prevista area industriale
PESCIA. Strade trasformate in fiumi, scantinati allagati, terreni franati. Così appariva la zona di Alberghi dopo la pioggia battente di domenica pomeriggio. E inevitabilmente il pensiero va al progetto del Business Park, la nuova area industriale di Pescia che proprio lì dovrebbe sorgere.
Tra le ragioni di chi si oppone al progetto di ampliamento della zona c’è, infatti, proprio il rischio idrogeologico cui l’intera area sarebbe interessata. Le norme regionali sanciscono l’inedificabilità di tutte quelle aree riconosciute, nel piano strutturale, con pericolosità idraulica molto elevatava. Nel piano strutturale in vigore, invece, vaste aree della zona nota come Macchie di San Piero è stata dichiarata a pericolosità idraulica “media”, o addirittura “bassa”, pur trattandosi di aree particolarmente depresse, cioè a quota ben inferiore rispetto al letto dei due rami del fiume Pescia, che nel recente passato sono stati interessate da gravi eventi alluvionali.
«La via Romana, quella che da Alberghi arriva a Chiesina è quella maggiormente interessata da questa situazione – spiega Gianfranco Grossi, membro del Comitato che si oppone al Business Park – ed è la stessa in cui si vorrebbe costruire una cartiera. In più di una circostanza abbiamo fatto presente la fragilità del nostro territorio». E qui Grossi cita alcuni esempi concreti di porzioni del territorio che dimostrano la vulnerabilità dell’area: «Via Ricci, che congiunge la frazione di Macchie di San Piero con la via Romana, per citare un caso, lo scorso inverno, fu interessata da una frana. E il problema, a ogni pioggia insistente, si acuisce. Via del Tomolo, che congiunge Macchie di San Piero con Pescia Morta, è interessata in più punti da smottamenti del terreno, che mettono a repentaglio la sicurezza stradale. Sarebbero necessari degli interventi di ripristino seri e duraturi, non soluzioni provvisorie come quelle che vengono approntate tutte le volte. Non riusciamo nemmeno ad immaginare le conseguenze che potrebbe determinare in futuro l’impatto di vaste opere murarie in questa zona».
La soluzione individuata dai cittadini del Comitato Valle del Pescia sarebbe quella di utilizzare i capannoni dismessi, che, di fatto, eliminerebbe la necessità di fare nuove costruzioni. Capannoni presenti sia sul territorio di Pescia che nei Comuni vicini (a distanze tali cioè da produrre comunque eventuali impatti positivi dal punto di vista occupazionale.
«In alternativa alla realizzazione di una nuova area industriale ,ci risulta che circa il 35% dei fabbricati commerciali nella zona di Capannori siano sfitti – dice infatti Grossi – si potrebbero utilizzare quelli, previo accordo tra le due amministrazioni. Spostarsi di 15 chilometri per andare a lavorare, in fondo, sarebbe mille volte meglio che violare un territorio vergine e finire per provocare uno scempio».
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