Il dolore
Sì alla scuola nell’ex tribunale
Esito positivo del sopralluogo dei tecnici. Adesso resta lo scoglio del reperimento delle risorse
Il sopralluogo dei tecnici comunali avvenuto nei giorni scorsi ha dato esiti positivi: l'ex tribunale di via Cavour, secondo le rilevazioni, è compatibile con l'uso scolastico che, nel prossimo futuro, l'amministrazione vuole fare dell'edificio. Sono analisi strutturali che rappresentano un buon punto di partenza per gli obiettivi annunciati.
Che sia poi l'istituto superiore Forti, come proposto tempo addietro dal Pdl provinciale, oppure la scuola elementare Arinci, ora in uno stabile privato in via Diolaiuti, in questa fase poco importa. Spetterà ai soggetti chiamati a confrontarsi sulla riorganizzazione dell'edilizia scolastica (amministratori, dirigenti scolastici e, forse, i genitori) esprimersi in merito. Quello che ora conta è la “disponibilità” accertata dell'ex pretura nell'ospitare lezioni, laboratori, insegnanti e alunni. Anche perché l'edificio è nuovo, ampio, si trova accanto a una scuola materna e tutt'intorno ha numerosi spazi per i parcheggi e le manovre in sicurezza. Chiusa la porta delle aule giudiziarie, si apre il portone della scuola. Nel percorso, però, restano da risolvere alcune cose. La meno complicata riguarda l'archivio che, secondo la riforma Severino, deve occupare per i prossimi cinque anni un paio di stanze al seminterrato, dislocazione che non dovrebbe impedire al defunto tribunale di assumere nuove funzioni per la comunità. Altro inghippo, sono i soldi che il Comune dovrà trovare per il completo passaggio da complesso giudiziario a luogo votato alla didattica.
«Non sappiamo adesso quali sono i termini operativi ed economici della soluzione pensata – spiega il sindaco Rinaldo Vanni – di sicuro ci attiveremo per partecipare al bando regionale e a quello nazionale per l'edilizia scolastica. Siamo però convinti di continuare su questa strada».
E poi, nella storia, c'è la bega più importante di tutte: il mantenimento o meno sul territorio del giudice di pace. Continua il sindaco: «Monsummano da sola non può farcela. L'ufficio, che impiega 3-4 persone, costa più di 100mila euro all'anno, una spesa tutta a carico degli enti locali. Sulla questione dobbiamo trovare un accordo di area con gli altri Comuni della Valdinievole meno Marliana, che si è già tirata fuori».
Il problema non si riferisce tanto alla nuova sede da trovare per il magistrato conciliatore (in città ci sarebbe uno spazio di 200 metri quadrati al piano superiore del Ceq di via del Catano), ma soprattutto al perimetro di competenza del professionista. «Naturalmente noi auspichiamo un ripensamento del Governo sulla centralizzazione, oltre che delle preture, anche dei giudici di pace – chiude Vanni – e per questo facciamo appello ai nostri deputati locali che sono chiamati a interessarsi della vicenda direttamente in Parlamento». La diplomazia dovrà fare il suo corso entro il 29 aprile 2014, termine fissato da Roma per l'accorpamento, trasferimento o nuova destinazione degli uffici dei giudici di pace soppressi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
