Il Tirreno

Montecatini

Niente museo in montagna tante opere d’arte a rischio

di Maria Salerno

Statue lignee, altari e terrecotte (alcune anche restaurate) giacciono dimenticate nei magazzini. Il parroco: «Perché non utilizzare l’ex scuola di San Quirico?»

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Statue lignee dei primi anni del ’400, una sacra famiglia del ’500, altari lignei del ’600, una terracotta quattrocentesca. Sono solo alcuni esempi del vasto compendio di opere d'arte di cui dispone la Montagna pesciatina. Al momento, però, tali opere, per quanto di notevole pregio, non trovano albergo in un museo, bensì sono stipate in diversi magazzini, esposte all'incuria del tempo, dell'umidità e dell'abbandono in cui versano. A denunciarlo è don Raffaello Giusti, parroco di 6 delle 10 comunità della Valleriana. «Alcune di queste opere d'arte sono state oggetto di restauro – spiega – grazie a un contributo della Sovrintendenza ai Beni culturali e alla manodopera prestata gratuitamente dagli studenti dell'Università internazionale dell'arte di Firenze, ma non disponiamo di locali per esporle e conservarle dignitosamente».

Eppure in montagna ci sono dei locali lasciati anch'essi all'incuria e all'abbandono, per esempio l'ex scuola elementare di San Quirico. «Su quella scuola il Comune non ha idee e sta andando alla malora – prosegue il parroco – si potrebbe adibirla a museo e farne un polo d'attrazione anche per i visitatori invece di lasciarla perire. A Medicina il Comune per poco non sloggiava il circolo, unico luogo di aggregazione rimasto, per vendere l'immobile, che è l'ex scuola elementare. A Fibbialla l'unico luogo di aggregazione è rappresentato dai locali parrocchiali, resi possibili dall'intervento della Proloco di Fibbialla, la quale vi ha la sede e li usa, quando la parrocchia non ne ha bisogno: un esempio di collaborazione per il bene del paese. Ma in tutto questo dov'è l'amministrazione comunale? Ci piacerebbe sapere cos'ha intenzione di fare il Comune con la scuola di san Quirico».

Il Comune, in realtà, quella scuola ha intenzione di venderla. è stata, infatti, inserita nel piano delle alienazioni, che prevede la dismissione di quei beni di proprietà della pubblica amministrazione che non producono utili. A dichiararlo è Oliviero Franceschi, vicesindaco nonché assessore alla Montagna: «Purtroppo la Corte dei conti è stata molto chiara in proposito, i beni che non rendono devono essere alienati».

Ma allora quale sarà il destino di queste opere d'arte? «In primo luogo bisognerebbe farle stimare, per accertarne il valore e quindi la necessità di essere conservate in un museo - è la risposta del vicesindaco - poi se fosse presentato un progetto culturale di spessore, si potrebbe anche pensare di dare in gestione a chi desidera farlo dei locali, previa ristrutturazione, da adibire a museo. In alternativa queste opere potrebbero essere ospitate nel Museo di Geopantologia di Pescia, che a breve dovrebbe essere ristrutturato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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