Il Tirreno

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Bocciata al «Marchi» alla vigilia del ritorno nelle aule scolastiche

di Corrado Benzio
Bocciata al «Marchi» alla vigilia del ritorno nelle aule scolastiche

Lo sfogo della madre di un’alunna: «Mi dicono che dovrebbe cambiare istituto. Ma l’11 si torna già in classe: che faccio?»

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PESCIA. «Oggi me l’hanno bocciata, e mercoledì inizia la scuola. Ho tre giorni per iscrivere mia figlia. Non come ripetente, ma in un altro istituto, visto che i professori hanno detto che mi figlia non è adatta ad un istituto commerciale».

A casa di Alice (il nome è di fantasia) si vive un autentico dramma. «Mi figlia sta male – racconta la madre che ha chiamato il giornale – ad un certo punto volevo portarla al pronto soccorso. Ma chiamare anche i carabinieri per farli vedere come è ridotta mia figlia. Lei non avrà studiato, ma se in una scuola ben 32 studenti vengono rimandati in una stessa materia può darsi che la colpa possa essere anche nel manico. In ogni caso io queste cose le ho dette alla preside e le ho anche detto che mi sarei rivolta al giornale».

La vicenda della bocciatura a settembre riguarda l’istituto commerciale Marchi di Pescia.

La ragazza ha avuto tre materie, ma non ce l’ha fatta.

«Potevano bocciarmela a giugno, era meglio. Ora cosa faccio? Dove la mando?».

Facciamo notare, per dovere di cronista che se la ragazza fosse stata bocciato a giugno la madre si sarebbe lamentata che alla bimba non era stata concessa una chance.

Insomma lo sfogo di una madre è sempre qualcosa di straziante, ma non si può immaginare un scuola che non faccia il suo dovere.

«Ma mia figlia ha avuto dei problemi, di questo bisognava tenere conto. Ci voleva un po’ di umanità, considerare la ragazza in toto. In più c’è questa difficoltà oggettiva: in questi pochi giorni, con lei che sta male, cosa devo fare. Cosa dobbiamo decidere del suo futuro? Dove la mando ora: al Sismondi, al Lorenzini?».

La signora lamenta una mancanza di dialogo fra la scuola e i genitori. Un tema antico, ma prima non si parlava molto di questo dialogo, si studiava e no, si passava e si bocciava.

«Ma io credo che la scuola non apra per bocciare ma per promuovere. Se non tutti, chi lo merita, al di là del semplice profitto a scuola. E mia figlia mi ripete il caso dei 32 rimandati a settembre in quella stessa materia. Può darsi che qualcosa non abbia funzionato in quell’insegnamento».

Che poi una delle materie per le quali è stata bocciata è proprio una delle materia cardine dell’Istituto commerciale. Difficile immaginare che si possa soprassedere quando un alunno ha dei deficit notevoli.

«Voglio solo concludere in questo modo. Oggi sono sconvolta da quanto è successo. Vorrei essere la persona razionale che sono, ma in questo momento non ce la faccio. Credevo, credevamo che la ragazza fosse pronta a riparare, invece è stata definitivamente bocciata. Ha perso un anno e in più mi si dice che non è poi tanto adatta per la scuola che frequenta da tre anni. E allora, lasciando perdere tutto il resto, mi faccio una domanda e la faccio a chi regge la scuola di mia figlia: non era possibile che tutto questo venisse fuori prima. Che si potesse fare capire ad una alunna e alla sua madre che era il caso di spostarsi verso altri tipi di istituto. E scriva tutto, voglio che il nostro dramma serva di riflessione per tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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