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Fumata nera dal faccia a faccia Non si ferma lo sciopero alla Mep

Fumata nera dal faccia a faccia Non si ferma lo sciopero alla Mep

Sindacati insoddisfatti dopo il confronto con la proprietà: «Solo vaghe promesse di pagamento» Oggi riunione degli operai, tra le ipotesi sul tappeto anche l’apertura di una vertenza giudiziaria

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CHIESINA UZZANESE. Fumata nera per i dipendenti della Mep nella riunione di ieri pomeriggioall’Assindustria adiPistoia. Il confronto tra sindacati e proprietà non ha dato gli esiti sperati dai 52 dipendenti, cioè il pagamento degli insoluti da cassa integrazione, divisi nei due stabilimenti di via del Lavoro a Chiesina e di via Galvani a Massa Cozzile. Nonostante l’appello del titolare Marco Ilardi, che chiedeva di revocare la mobilitazione per proseguire con il ciclo produttivo, continuerà anche oggi lo sciopero di 8 ore indetto dai sindacati di categoria. Salgono così a cinque le giornate consecutive a braccia conserte.

«Non è nostra intenzione creare confusione inutile – spiega Juri Citera, segretario provinciale della Fim Cisl – vogliamo soltanto che queste persone abbiano ciò che gli spetta di diritto. Continueremo per ora con lo stato di agitazione, se la situazione non si risolverà valutiamo anche altre azioni nei confronti dell’impresa, come le vertenze giudiziarie». Tutte le maestranze, sia operai che amministrativi, della Montaggi elettronici pistoiesi, azienda di pannellistica, allestimento e arredamento delle carrozze ferrotranviarie del comparto Breda, si ritroveranno questa mattina alle 10 in un’assemblea generale organizzata al Cral Breda, a Pistoia. Sarà l’occasione per discutere sul da farsi e sulle mosse delle prossime settimane.

«Nella riunione di oggi (ieri per chi legge ndr) –riprende Citera – come siamo entrati così siamo usciti. Il titolare dell’azienda ha ripetuto che non ha liquidi per pagare le commesse e quindi i dipendenti. Poi, addirittura usando il condizionale, ha detto che forse gli stipendi potranno essere versati entro la fine di settembre. Ma è stato molto vago, non sappiamo quanto potrà pagare e non abbiamo nessuna certezza. La situazione sta diventando davvero insostenibile, nessuno ha più fiducia in un’impresa che promette e poi non mantiene».

E così proseguono la protesta e lo stop ai macchinari. Per una vicenda nerissima, che va avanti da tempo. Il calvario degli oltre 50 lavoratori è iniziato circa due anni fa, quando la Mep è stata risucchiata nella grave crisi del settore e ha messo i 47 uomini e le 5 donne impiegate in cassa integrazione.

Dal maggio scorso, poi, il buio più profondo, con le indennità da disoccupazione che non sono nemmeno più arrivate. La fiducia nella ripresa degli ordini e dei pagamenti è durata quattro mesi. Poi l’avvio della mobilitazione, partita l’ultimo giorno di agosto con un presidio fuori dai cancelli e uno sciopero a oltranza. Che non si concluderà fino a quando i titolari della metalmeccanica non forniranno rassicurazioni sul futuro di una cinquantina di famiglie del territorio. Già private dello stipendio e ora anche della cassa integrazione.(lu.si.)

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