Rospo a rischio estinzione ritrovato in Valleriana
Potrebbe essere un animaletto, considerato un po’ l’archetipo della “bruttezza”, a contribuire a salvare uno dei luoghi più belli della Toscana. Stiamo parlando di un rospo, ma non di un...
PESCIA. Potrebbe essere un animaletto, considerato un po’ l’archetipo della “bruttezza”, a contribuire a salvare uno dei luoghi più belli della Toscana. Stiamo parlando di un rospo, ma non di un rospo qualsiasi, ma di un esemplare particolarmente raro: l’Ululone Appenninico. A quasi 10 anni dal suo ultimo avvistamento questo batrace, specie protetta, è stata nuovamente rinvenuta nella Svizzera Pesciatina. Una scoperta che ha portato Legambiente Valdinievole a sollecitare, con una lettera aperta alla presidente della Provincia Federica Fratoni, l’istituzione in Valleriana di una riserva naturale, già proposta dalla stessa associazione un paio di anni fa.
«Il nostro circolo – scrive Legambiente – non ha affatto abbandonato l'idea di istituire l’area protetta, rispetto alla quale era già stata fornita una indicazione di perimetrazione e una prima ipotesi di piano di gestione. Ora, ad accrescere la rilevanza naturalistica dell’area (già sito di importanza comunitaria) è stata la recente conferma della presenza di una rara specie di rospo, l’Ululone Appenninico, presenza che sta destando molto interesse nel mondo scientifico. Questa specie, endemica dell’Appennino, era stata osservata per la prima volta nel 2004 e non più rinvenuta successivamente. Nella primavera scorsa Legambiente ha promosso una specifica ricerca, che ha consentito di ritrovare un piccolo nucleo di Ululone. L’ululone è una perla che va ad aggiungersi ad una collana già molto ricca di elementi di pregio, ma tenuta nascosta, dimenticata e minacciata da vari fattori».
«Entro il mese di marzo 2014 – prosegue Legambiente – la Provincia, che a quanto sembra dovrebbe mantenere le proprie competenze in materia ambientale, potrà formulare alla Regione la proposta di inserimento dell’area nel programma triennale per le aree protette, ma ancora prima potrebbe essere accolta l’osservazione al piano faunistico venatorio provinciale che Legambiente e Wwf hanno presentato. In essa si propone di istituire nell’area delle Pracchie una zona di protezione: questa misura porrebbe finalmente fine alla consueta strage di uccelli migratori che ogni anno si verifica nell’area di crinale che si estende fra croce a Veglia e il Monte Granaio, dove nel corso del tempo si è tra l’altro accumulato uno strato impressionante di bossoli di plastica. Ricordiamo che una corretta applicazione della legge sulla caccia avrebbe già imposto il divieto, in quanto l’area ha caratteristiche di valico montano e dovrebbe pertanto essere tutelata per i flussi di uccelli in migrazione che vi si concentrano».
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