Il dolore
Chiesto il concordato alla Ilio Orsi
A rischio 20 posti di lavoro dopo mesi di cassa integrazione: l’azienda sta pagando il drastico taglio di lavori pubblici
PONTE BUGGIANESE. Si annuncia un nuovo pesante colpo all’occupazione nel nostro territorio. Sono infatti una ventina i posti di lavoro ad alto rischio, in uno dei settori produttivi più importanti del territorio, quello dell’edilizia. Dopo un lungo ricorso alla cassa integrazione sembra destinata alla chiusura un’impresa storica della Valdinievole, la Orsi Ilio. L’impresa, fondata nel 1952, sta attraversando una fase difficilissima, con l’affidamento a un commissario liquidatore che, lo scorso luglio, nel tentativo di riuscire a salvare la società, ha presentato richiesta di concordato preventivo. Un’agonia provocata, direttamente, dalla situazione di difficoltà delle pubbliche amministrazioni. Tra patto di stabilità da rispettare e fondi ridotti al lumicino gli investimenti son sempre meno e i pagamenti lenti: una situazione che sta mettendo in ginocchio chi per la pubblica amministrazione lavora. Ed è appunto il caso della Orsi Ilio.
«La situazione è abbastanza grave – conferma Marco Ballati, segretario provinciale della Fillea , il sindacato che si occupa dell’edilizia per la Cgil – qui si stanno vivendo le difficoltà di un’azienda che opera nel settore dei lavori pubblici». Lavori pubblici che sono di fatto fermi, come spiega il sindacalista: «Da una parte ci sono anche le somme ancora da incassare per lavori fatti, e sappiamo bene quali sono i tempi della pubblica amministrazione. Ma il problema più grave è rappresentato dalle commesse che non ci sono più. La situazione è ormai critica da parecchio tempo, al punto che è da molto che nell’azienda si fa un ricorso oculato alla cassa integrazione, da quando ci si è iniziati ad accorgere che, man mano che si chiudevano i cantieri in corso non se ne aprivano di nuovi».
Così ormai da mesi i cancelli dell’azienda di Ponte Buggianese vengono varcati sempre più raramente dagli operai e negli ultimi tempi sono ormai solo i dipendenti amministrativi a presentarsi per le pratiche da sbrigare.
E anche secondo il sindacato non siamo davanti a colpe dell’azienda, ma una situazione di oggettiva difficoltà: «Certo, per il ruolo che rivestiamo – prosegue Ballati – l’azienda rappresenta “tecnicamente” una controparte, ma in questo caso è evidente che la stessa impresa è una vittima della situazione complessiva. Anche perché non stiamo parlando di un’azienda nata pochi anni fa, figlia della bolla speculativa o per sfruttare la stessa. Qui parliamo di un’impresa storica». Il futuro? Ballati non si sbilancia, ma non è per niente ottimista, tutto dipende dall’uscita dalle crisi, «ma per quanto riguarda il settore edile l’uscita dal tunnel non si intravede per niente».
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