Il Tirreno

Montecatini

«Ho cercato di liberarlo ma ormai era morto»

di Massimo Donati
«Ho cercato di liberarlo ma ormai era morto»

È stato un amico poco dopo le otto a trovare il corpo di Pietro Tafuri schiacciato dal pianale del carroattrezzi sotto cui stava lavorando

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LARCIANO. «Credevo che stesse lavorando. L’ho chiamato: “Pietro, Pietro”. Ma lui non mi ha risposto. Allora mi sono avvicinato e ho visto il suo braccio che spuntava da sotto il pianale: aveva la faccia già tutta nera, era morto».

Damaso Napolitano conosceva fin da quando erano bambini Pietro Tafuri, l’artigiano di 55 anni morto ieri mattina nel piazzale della sua autofficina, a Bizzarrino, borgata della frazione larcianese di Cintolese, schiacciato dal pianale del suo carroattrezzi. Erano all’incirca le otto e un quarto quando è entrato dal cancello che si affaccia su via Rubattorno, una stretta stradina che si inoltra tra i campi e fiancheggiata da sporadiche abitazioni. Lo aveva visto il giorno prima, avevano preso il caffè insieme, e ieri mattina avrebbe dovuto dargli una mano a rimettere a posto l’auto di un amico. Per questo era andato lì e per questo è stato lui a fare la tragica scoperta.

Pietro Tafuri – titolare, dopo la morte del padre, dell’attività di autofficina, sfasciacarrozze e soccorso stradale – come ogni mattina si era alzato presto per mettersi al lavoro. Abita a fianco dell’azienda e per questo alle sette e mezzo era già all’opera. Aveva deciso di fare un intervento di manutenzione su uno dei carroattrezzi che utilizza per soccorrere le auto in panne o incidentate. Probabilmente qualcosa non funzionava nel circuito idraulico che alimenta il pistone che solleva e abbassa il pianale del mezzo, quella sorta di rampa che viene inclinata e abbassata fino al livello della strada per trainarvi sopra con cavo e verricello le auto in difficoltà. Dopo aver acceso il motore e aver sollevato il pianale (è il motore principale del carroattrezzi che comanda la pompa idraulica), prono sul parafango della ruota destra posteriore del carroattrezzi, chiavi inglesi alla mano, si è smesso a smontare il meccanismo. A pancia in giù, con le braccia e la testa penzoloni verso il basso, non si è accorto che, forse proprio a causa delle sue manovre, il pistone idraulico che tiene su il pianale ha cominciato a perdere pressione, per poi chiudersi completamente.

Probabilmente il 55enne artigiano non ha avuto neppure il tempo di accennare una richiesta di aiuto. Le quasi due tonnellate di acciaio si sono abbattute sulla sua schiena, schiacciandogli il torace. Sicuramente la perdita di conoscenza è sopraggiunta in una manciata di secondi, più per le terribili lesioni interne subite che non per asfissia, causa invece della morte.

«Quando ho capito quello che era successo – racconta affranto l’amico Damaso – ho cercato di liberarlo. Poteva essere ancora vivo, si poteva ancora fare qualcosa. Ho acceso il motore del carroattrezzi ma l’olio ha cominciato a spruzzare dappertutto: c’era un tubo staccato, forse lo aveva staccato lui. Allora sono corso subito in casa, a chiedere aiuto alla compagna di Pietro, perché da solo non sarei riuscito a fare niente, era tutto pieno d’olio. Poi ho chiamato il 118 e mi sono messo a riattaccare il tubo, per sollevare il pianale. E quando ci sono riuscito, lui si è accasciato a terra».

Sul posto è accorsa l’ambulanza della Misericordia di Larciano, assieme all’automedica, ma per l’artigiano non c’era più nulla da fare. Dopo i rilievi di vigili urbani, carabinieri e ispettorato del lavoro, la procura ha dato il nulla osta per la rimozione della salma:nessuna responsabilità da parte di altre persone.

«Gliel’avevo sempre detto – conclude rammaricato l’amico Damaso – di non mettersi a fare certi lavori da solo, di aspettare che arrivassi io».

Altro servizio a pagina 12

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