Il Tirreno

Montecatini

In fiamme gli uffici di un’azienda fallita

di Massimo Donati
In fiamme gli uffici di un’azienda fallita

Mastice e solvente per appiccare l’incendio, nel mirino l’archivio del Ceed. Trappola anche per i pompieri: due feriti

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MONSUMMANO. Due punti di innesco, a lenta combustione, con altrettante lunghe scie di solvente e mastice per far arrivare il fuoco, attraverso il corridoio, a quello che quasi certamente era il vero obiettivo, la stanza centrale che ospitava l’archivio della società, dove, nascosti sotto libri e faldoni, erano stati posizionati sette piccoli contenitori pieni di liquido infiammabile.

Un lavoro studiato accuratamente, eccetto che in un particolare: l’attentatore non aveva fatto i conti con gli infissi di porte e finestre a prova di spiffero dello Studio Ceed srl di via Francesca Nord, a Monsummano. L’incendio infatti si è praticamente spento da solo per mancanza di ossigeno prima che potesse raggiungere l’archivio. Solo quando i vigili del fuoco hanno infranto il vetro di una finestra per entrare nello stabile ha ripreso vigore, ma a quel punto ha potuto essere contenuto rapidamente, prima che potesse causare danni ben più gravi.

La criminale ingegnosità di colui che, nelle prime ore del mattino di Ferragosto, ha colpito la società di consulenza aziendale (tra l’altro fallita lo scorso dicembre) ha tuttavia avuto come conseguenza quella di mandare all’ospedale due dei vigili del fuoco accorsi sul poto, rimasti ustionati alle gambe quando, nell’oscurità, hanno urtato e fatto cadere uno dei contenitori pieni di solvente.

L’incendio si è sviluppato all’ultimo dei tre piani dell’edificio che si trova al numero 144 di via Francesca Nord, a poca distanza dal centro del paese. Lo stabile è di proprietà della Società immobiliare Valdinievole srl, che lo ha acquistato all’asta dopo che il curatore fallimentare della Ceed, precedente proprietaria, ne aveva disposto la vendita all’incanto. A dare l’allarme è stata una residente della strada che, attorno alle 8,15 di giovedì mattina ha visto il fumo filtrare dalle finestre. Probabilmente però l’incendio è stato appiccato nel cuore della notte precedente. Come detto, l’attentatore (o gli attentatori) ha agito con estrema meticolosità.

Premesso che i vigili del fuoco non hanno poi trovato alcun segno di effrazione, l’attentatore ha utilizzato cinque stracci imbevuti di solvente gettati su dei mucchi di cartacce posizionati in due diversi punti degli uffici dello Studio Ceed srl, nella zona esterna degli stessi, per intendersi nel corridoio che corre lungo tutto il perimetro esterno dell’ultimo piano. Da questi due punti ha poi fatto partire altrettante lunghe “micce” di mastice disposte sul pavimento fino ad arrivare alla stanza centrale, quella che ospita l’archivio cartaceo, dove aveva piazzato sette piccoli contenitori di plastica pieni di solvente e ben nascosti tra libri e faldoni di documenti.

Un ingegnoso sistema per trovarsi già ben lontano dal luogo del delitto quando il rogo fosse divampato in tutta la sua potenza. Però, qualcosa è andato storto. Bruciando, gli stracci del punto di innesco e il mastice delle micce hanno consumato tutto l’ossigeno presente nell’ufficio prima che il fuoco arrivasse all’archivio. Le fiamme, quindi, si sono spente, per ravvivarsi solo quando i vigili del fuoco, aiutandosi con una scala, hanno infranto una finestra per entrare e capire l’origine del fumo che filtrava all’esterno. A quel punto infatti nei locali è tornato l’ossigeno. Ma anche se l’incendio a quel punto ha ripreso vigore, sul posto c’erano ormai pronti idranti ed estintori per contenerne la furia.

Durante le operazioni di spegnimento, che sono andate avanti fin verso le 14, due vigili del fuoco sono rimasti feriti, riportando ustioni di secondo grado alle gambe. A causa del fumo e dell’oscurità dovuta alla mancanza di energia elettrica, i due hanno urtato involontariamente, facendolo rovesciare, uno dei contenitori pieni di solvente nascosti nell’archivio: la conseguente vampata li ha investiti in pieno. Sul posto sono accorse le ambulanze della Misericordia di Pieve a Nievole e della Pubblica assistenza di Monsummano e i due – 33 e 42 anni – sono stati trasportati all’ospedale, a Pescia uno e a Pistoia l’altro. Medicati, entrambi sono stati dimessi, il primo con 20 giorni di prognosi e il secondo con 7.

Ieri mattina i vigili del fuoco sono dovuti intervenire di nuovo nello stabile perché del fumo si era levato nuovamente da un mucchio di documenti sotto i quali, evidentemente, il fuoco aveva continuato a covare. I tre piani del palazzo sono stati dichiarati inagibili, in attesa della verifica di eventuali danni strutturali causati dal calore. Sull’episodio sta indagando la procura della Repubblica. Nessuna ipotesi sul movente viene al momento esclusa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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