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Montecatini

Bechini (Sinistra per Lamporecchio)

«Lavori scarsi in attesa del tubone»

«Lavori scarsi in attesa del tubone»

Il caso del Rio Bagnolo solleva la questione della manutenzione

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LAMPORECCHIO. Ìl problema era reale, e stava a dimostrare la necessità di una manutenzione puntuale sugli impianti di depurazione: così’ Ivano Bechini, consigliere de Sinistra per Lamporecchio, ritorna sul caso dell’inquinamento del Rio Bagnolo.

«Due mesi fa – scrive – siamo stati invitati da alcuni cittadini a vedere lo stato del maleodorante fosso di Bagnolo, a Cerbaia. Abbiamo verificato lo stato inaccettabile del fosso e presentato un’interrogazione al sindaco. Ci sorprese però un intervento stizzito di Acque Spa, uscito sulla stampa poche settimane dopo, che negava il grave problema creato da un suo disservizio e difendeva il proprio operato. Invece quanto da noi segnalato era tutto vero. L'unica cosa dissonante è che avevamo indicato come probabile responsabile della trasformazione “in una puzzolente cloaca il blocco del depuratore posto a monte dell’abitato di Cerbaia”, mentre i successivi controlli hanno verificato che si trattava del guasto della centralina di sollevamento fognario posta in via Firenze, comunque collegata al sistema della depurazione. Il fatto dell’inquinamento del fosso e della sua trasformazione in cloaca dal puzzo è rimasto tutto, ed è stato risolto solo grazie alla nostra presa di posizione. Tant’è che proprio in questi giorni la stessa Acque Spa ha comunicato di aver sostituito nelle scorse settimane alcune parti della centralina di sollevamento fognario e ha inserito un doppio allarme di “alto livello” attraverso l’installazione di un dispositivo meccanico che dovrebbe garantire l’allarme».

«Perché – chiude Bechini – torniamo sull’argomento? Perché la questione è parte di un più ampio ragionamento sulla necessità di investimenti nella manutenzione degli impianti e di un ritorno effettivo sul nostro territorio dei soldi che Acque Spa riscuote dalle bollette e che, invece, non esegue in attesa dell’immaginifica cattedrale nel deserto chiamata “tubone”, pensata a uso e consumo esclusivo degli industriali conciari di Santa Croce e dintorni. Opera devastante sotto il profilo ambientale e con tempi di realizzazione troppo lunghi per poterci fare affidamento. Ecco, se ci fosse coerenza tra le amministrazioni locali e gli esiti del referendum sull’acqua questo problema sarebbe stato risolto».

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