La protesta
Nuova Edart, il dramma di chi è troppo giovane per la pensione
L’azienda vuole chiudere il 20 ottobre e non ci sono altre prospettive, i sindacati sperano di ottenere per i 140 dipendenti la cassa integrazione per almeno il 2014. Ma la situazione è pesantissima
MASSA E COZZILE. La Nuova Edart, cartotecnica specializzata nei biglietti di auguri, da quelli di cartoleria alle partecipazioni di nozze, chiuderà il prossimo 20 ottobre. E lascerà senza lavoro i 144 dipendenti che da più di due anni vivono in una situazione di grave precarietà salariale. Ieri mattina, nel piazzale dell’azienda in via Fucini, a Traversagna, si è svolta un’assemblea straordinaria dopo la decisione della proprietà comunicata mercoledì durante una riunione nella sede di Assindustria. Erano presenti al sit-in operai e personale amministrativo, insieme ai rappresentanti della Slc Cgil Gianluca Balli e Emiliano Silvestri e quello della Fistel Cisl, Jonathan Innocenti. Impossibile evitare la cessazione dell’attività: l’unica strada percorribile, secondo i sindacati, è prorogare la cassa integrazione per tutti i dipendenti e non avviare le procedure di mobilità prima di un anno e mezzo. “Noi dobbiamo dare un segnale forte all’impresa – ha affermato Balli- dobbiamo “allungare il brodo” della Cig: tecnicamente è necessario ottenere la Cig in deroga fino a dicembre, all’80 per cento dello stipendio, poi per tutto il 2014 la Cig per cessazione di impresa e in seguito aprire la mobilità fino al 2017, che consentirebbe ai lavoratori di incassare il 60 per cento del salario per altri tre anni. Noi ci aspettavamo gli esuberi a ottobre, ma nella cifra di 61 unità, non certo in un numero superiore agli effettivi dipendenti che ancora oggi vengono ogni giorno in azienda. La situazione è molto complicata e drammatica, ma la storia per noi non finisce certo al tavolo di mercoledì con l’associazione degli industriali”.
Insoluti e “scoperti” con le banche, calo di fatturato (meno 15 per cento rispetto al 2012) e assenza di un nuovo piano industriale in grado di riconvertire e far ripartire la produzione: questi i problemi che hanno portato i vertici della Nuova Edart a chiudere definitivamente i battenti e ad aprire le porte della disoccupazione ai lavoratori, diversi giovani e un 70 per cento di donne sempre molto lontani dall’età pensionabile. La prossima settimana, in una data ancora da stabilire, i sindacati e la Rsu interna incontreranno di nuovo la cartotecnica per arrivare a un compromesso che in qualche modo accontenti tutti. Anche se sarà difficile trovare una soluzione per i dipendenti, sospesi nel baratro della disoccupazione già da alcuni anni.
Nel 2009, infatti, per 45 di loro iniziò il periodo di cassa integrazione, trasformata in cig in deroga nel 2011 (in 30 con la formula delle zero ore e i restanti in cassa a rotazione), poi cig straordinaria per crisi in scadenza proprio a ottobre.
Altri (una quindicina) sono finiti in cassa integrazione durante l’anno scorso. In pochi sono rimasti a lavoro nei normali turni di produzione. E tra tre mesi finiscono gli ammortizzatori sociali messi a disposizione con i fondi della Regione. Un termine temporale che significa anticamera della mobilità e degli esuberi, cioè dei licenziamenti. “Dobbiamo essere uniti per far valere gli interessi dei lavoratori –ha detto Innocenti- già molti di loro hanno fatto e stanno facendo dei grossi sacrifici, come la rinuncia alla quattordicesima e ai buoni pasto. Continueremo a lavorare per tutelarli in un momento di grave difficoltà”. Il rischio è che se venisse meno l’unità di impiegati e operai, la posizione dei sindacati potrebbe perdere forza al cospetto della proprietà aziendale. Che, dal canto suo, sarebbe nella condizione di firmare la mobilità e mandare a casa tutti, addirittura prima di ottobre.
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