Il Tirreno

Montecatini

Sei anni di causa, 4 giudici, e la sentenza?

Sei anni di causa, 4 giudici, e la sentenza?

La denuncia di Stefano D’Errico, padre delle gemelline nate con una malattia del sangue per un esame sbagliato

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MONTECATINI. «Sono rimasto scosso», esordisce così Stefano D’Errico all’uscita dell’ultima udienza tenutasi al tribunale pistoiese, dove sono confluite a un unico giudice tutte le cause pendenti nelle sezioni distaccate di Pescia e di Monsummano, adesso abolite.

Lui, noto foto reporter di Montecatini, è il padre di due gemelline di nove anni, nate talassamiche, nonostante le diagnosi prenatali avessero escluso questa possibilità. Una storia ben nota in Valdinievole, cui il nostro giornale ha dato spazio molte volte per raccontare le difficoltà incontrate dalla famiglia, ma anche la solidarietà, affettiva e materiale che è arrivata da moltissime, persone.

La vicenda (vedi riquadro) ha avuto un seguito nelle aule giudiziarie, con un iter sfiancante quasi quanto l’impegno per ridare la salute alle due bambine. Un iter che ha vissuto un nuovo capitolo nei giorni scorsi e per il quale si attente una sentenza il prossimo autunno.

«Nel dicembre 2007 – ricorda D’Errico – io e mia moglie Giulia abbiamo presentato un atto di citazione alla sezione di Pescia del tribunale di Pistoia, in quanto ritenevamo che il comportamento e le mancate diagnosi prima e durante la gravidanza non ci avessero messo al corrente dei rischi ai quali saremmo potuti andare incontro nell’avere un figlio (rischi poi purtroppo realizzati), considerato che io ero già portatore sano della patologia che affligge le mie bimbe. Il risarcimento di tutti i danni era stato richiesto sia per noi genitori, sia per le bambine, anche se sapevamo che per queste ultime avevamo poche possibilità di vedercelo riconosciuto. La causa sembrava aver preso una buona piega, considerato che una perizia aveva già accertato la piena responsabilità di uno dei medici coinvolti e la parziale responsabilità dell’altro».

Poi un’altra buona notizia era arrivata dalla Corte di Cassazione «che, con una pronuncia storica, ha riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni, oltre che ai genitori cui fosse nato un bimbo malato in difetto di diagnosi durante la gravidanza, anche al bimbo stesso per la vita disagiata cui sarebbe stato destinato».

«Eravamo fiduciosi – continua il padre – ma quest’ultima udienza, come dicevo, mi ha scioccato. Il giudice ha negato la perizia medica per valutare l’invalidità temporanea e permanente che la talassemia ha provocato a carico delle mie figlie. Il problema, secondo noi, è che in Italia non è assicurato che un processo civile abbia un giudice che segue la causa dall’inizio alla fine e la decide».

Così, ogni volta che cambia un giudice, questi deve ripercorrere tutta la storia. E adesso poi, con l’accorpamento delle sedi periferiche, un giudice ha dovuto farsi carico di tutte le pratiche (compresa quella voluminosa delle due bambine) dei due tribunali: «A noi – commenta il padre delle gemelline – è capitato di cambiare ben tre giudici e, infine, con la nuova legge che ha abolito le sedi distaccate, ci siamo ritrovati addirittura a Pistoia, davanti a un giudice che abbiamo visto solo nel 2013 (quindi 5 anni dopo l’inizio della causa) per la prima volta».

Quindi, prosegue il padre, «a questo punto, ci dovrà giudicare un giudice che non ha effettuato neppure una azione nel procedimento, ma che si è ritrovata la causa sul tavolino solo per fare la sentenza». Una situazione che nei genitori genera sensazioni non positive, e, in caso di sentenza negativa, a detta dei loro legali passeranno 5-6 anni per fare appello.

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