Sicurezza
Cgil contro Comune Contestato l’appalto del servizio mensa
A Lamporecchio vincerà chi offre il maggiore sconto «Non si tiene conto di qualità e diritti dei lavoratori»
LAMPORECCHIO. Cgil all’attacco del Comune per l’affidamento del servizio mensa nelle scuole dell’infanzia, per il prossimo anno scolastico.
«L’amministrazione di Lamporecchio – protesta Sara Simboli della Cgil Funzione Pubblica – ha formulato un capitolato di gara secondo il criterio del massimo ribasso, privilegiando il risparmio senza tener conto delle ripercussioni negative sulla garanzia delle ore di lavoro del personale impiegato, del salario e ovviamente della buona qualità del servizio offerto. In risposta alle nostre osservazioni il Comune ha ribadito che si tratta di una attività poco suscettibile di migliorie, e che “non vi sono grossi margini di discrezionalità”. Come a dire insomma, e ci pare piuttosto grave, che per un servizio di questo tipo il criterio qualitativo non è assolumente rilevante. Sappiamo ormai fin troppo bene che il criterio del massimo ribasso nelle gare pubbliche sui servizi ha in genere conseguenze deleterie sugli operatori degli appalti, in termini di riduzione degli orari contrattuali, mantenimento del salario e condizioni dignitose di lavoro».
«Per la vaghezza con cui sono formulati alcuni passaggi del capitolato – continua la sindacalista – abbiamo chiesto una verifica anche da parte degli organi competenti. È veramente sconfortante continuare a verificare che, nonostante gli affidamenti formali e gli impegni sottoscritti, i protocolli sul rispetto delle normative degli appalti, le rivendicazioni sulla qualità dei servizi, le nostre amministrazioni locali siano orientate a scelte che niente hanno a che vedere con la garanzia dei diritti dei lavoratori degli appalti (schiacciati da logiche di mercato che ne penalizzano e riducono costantemente salari e diritti) e con il mantenimento della qualità dei servizi offerti ai cittadini (in questo caso ai piccoli cittadini), servizi che a questi costi non potranno che essere più scadenti».
Quindi la sindacalista chiede una risposta al Comune: «Si pretende che a costi nettamente inferiori, espressamente previsti in una gara di affidamento al massimo ribasso, siano garantiti gli stessi carichi di lavoro e la stessa qualità organizzativa, facendo pagare il conto alle lavoratrici dell’appalto, impiegate da anni su questi servizi?».
«Stiamo riscontrando – sostiene Silvia Biagini, segretaria provinciale di Funzione Pubblica Cgil – un aumento costante di anomalie, incongruenze e difformità rispetto alle normative vigenti nella stesura degli atti di gara, e le maggiori criticità riguardano, in primo luogo, i criteri economici a cui si fa riferimento: incapienza delle basi d’asta e determinazione di costi contrattuali che non rispettano le tabelle ministeriali del costo del lavoro. Tale sistema, sempre più diffuso, viola il protocollo locale di intesa tra enti locali, Asl e parti sociali sulla gestione degli appalti di servizi, stipulato nel 2006. Protocollo rispettato da pochissime amministrazioni».
«Abbiamo sollevato queste questioni, insieme alle associazioni datoriali – prosegue l’esponente di Fp Biagini – anche nella Conferenza dei sindaci convocata a giugno, ma le nostre istanze sembrano essere state recepite finora soltanto a parole: nei fatti, l’esempio del Comune di Lamporecchio ripropone l’ennesima disattesa applicazione degli impegni e delle priorità condivise».
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