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La Tares resta ignota Per i primi acconti ci si baserà sulla Tia

di Luca Signorini
La Tares resta ignota Per i primi acconti ci si baserà sulla Tia

Il sindaco Vanni: «Da Roma devono farci sapere qualcosa o a Monsummano chiudono sia il Comune che le aziende»

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MONSUMMANO. La Tares “non esiste”. O, meglio, esiste (per legge è entrata in vigore dal primo gennaio), ma solo nominalmente. Perché cittadini e imprese monsummanesi entro il 31 luglio, quando scade la prima rata della Tares così come comunicato dal Comune, andranno a pagare un acconto del 40 per cento riferito ai valori della ormai vecchia Tia (tariffa igiene ambientale) 2012. Lo stesso per la seconda rata: un ulteriore acconto del 40%, in scadenza il 31 ottobre. In realtà, tra Tares e Tia qualcosa cambia, anche se non molto (a oggi) per il portafoglio dei contribuenti.

Intanto la natura della gabella: la prima è una tassa l’altra è una tariffa. Quindi sulla Tares non viene calcolata l’Iva (in pratica, tra pochi giorni e a ottobre, dovrà essere corrisposta una Tia secca). Poi sulle modalità di pagamento e riscossione: per la Tia arrivava a casa un bollettino di Publiambiente, la stessa azienda incassava il denaro e lo utilizzava per coprire il servizio di ritiro e smaltimento rifiuti e gli stipendi dei suoi dipendenti. Per la Tares dovrà essere compilato il modello F24 in banca o alle poste (oppure in versione online), sempre Publiambiente ha il compito di riscuotere, ma i proventi sono poi girati all’amministrazione che li inserisce nel suo bilancio.

Qui arriva il bello: visto che il Comune, con i soldi della Tares (le entrate quantificate per il 2013 sono di 3,4 milioni di euro), dovrà comunque pagare il sistema di raccolta rifiuti con il metodo del porta a porta gestito da Publiambiente (per un costo che si aggira sui 3 milioni di euro), con i 400mila euro rimanenti dovrebbe pagare i servizi di illuminazione pubblica, manutenzione strade e così via.

«Con quei soldi non ci pago neppure tutta l’illuminazione cittadina»: chiosa il sindaco Rinaldo Vanni.

«C’è una legge nazionale e noi ottemperiamo le leggi – riprende Vanni – stiamo però seguendo con i nostri parlamentari un processo di profonda modifica della Tares. Non abbiamo approvato ancora gli importi proprio per la poca chiarezza. Tra l’altro questa decisione è stata procrastinata a settembre e non c’era il vincolo di ratificarla insieme al bilancio. Certo è che da qui a fine agosto da Roma devono farci sapere qualcosa altrimenti noi come Comune chiudiamo, e così faranno le aziende di Monsummano».

Detto dei due acconti, nella questione ci rientra pure un saldo, in scadenza al 31 dicembre. È il restante 20 per cento della Tia camuffata da Tares, a cui si aggiunge la novità della maggiorazione di 0,30 centesimi a metro quadrato, cifra che sarà interamente riservata alle casse dello Stato. Ma per questo c’è tempo (anche se non troppo).

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