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A giudizio per l’impianto che non funziona

A giudizio per l’impianto che non funziona

Il cogeneratore non produce l’energia promessa: a processo per truffa e appropriazione indebita

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PESCIA. Al giovane imprenditore agricolo il professionista consiglia l’installazione di un cogeneratore a biomasse capace di fornire potenza elettrica in eccedenza in modo da poterla vendere all’Enel. Morale? Il titolare dell’azienda acquista l’impianto versando alla ditta venditrice 383mila euro per avere in cambio una «macchina a rimessa» che presenta, per l’accusa, gravi difetti strutturali con prestazioni decisamente inferiori rispetto a quanto promesso in relazione alla capacità produttiva di potenza elettrica. Un apparecchio anti economico in quanto la minor quantità di energia prodotta non compensa il costo del materiale utilizzato per la combustione: 50 euro ogni tonnellata di cippato contro i 45 della vendita dell’energia elettrica prodotta con lo stesso quantitativo di legname.

I protagonisti. Nei guai finiscono il professionista incaricato dell’acquisto dall’azienda agricola «Lama Piana» a San Romano Garfagnana, e il legale rappresentante dell’azienda di Pescia che ha venduto il macchinario. Si tratta rispettivamente di Paolo Vangi, 51 anni, di Impruneta e Aldo Cellini, 61 anni, di Massa Cozzile. Il primo è accusato di truffa, il secondo di appropriazione indebita e truffa. Il sostituto procuratore Lucia Rugani ha chiuso l’inchiesta citando a giudizio l’imprenditore e l’ingegnere che compariranno davanti al giudice entro fine 2013.

Le contestazioni. La vicenda risale al periodo che va dall’aprile 2011 al marzo 2013. Stando all’accusa Edoardo Mattei, 28 anni, legale rappresentante dell’azienda agricola «Lama Piana», forte della possibilità di accedere a un finanziamento, aveva incaricato l’ingegner Paolo Vangi, esperto di fiducia, della valutazione tecnico-economica della scelta dell’impianto e di individuare un macchinario ad hoc. La scelta cadde su un cogeneratore modello Newpower marca Turbec 100, venduto dalla società Metalref Hi Tech di Pescia. Per la società venditrice l’impianto era capace di fornire energia elettrica di 465.500 chilowatt annui (65 all’ora).

Collaudo Ok. L’imprenditore versa un acconto di 121mila euro e dopo il collaudo dell’impianto, avvenuto alla presenza dell’ingegner Vangi che conferma le qualità e le capacità del macchinario, esegue il pagamento del secondo acconto di pari importo. Una volta installato l’imprenditore, con un contatore collaudato dall’Agenzia delle dogane, accerta che l’impianto presenta gravi difetti strutturali con prestazioni decisamente inferiori e con il display della turbina tarato male. Nel febbraio 2013 la turbina dell’impianto viene ritirata dalla ditta di Pescia per eseguire la revisione. Per l’accusa la turbina viene installata a un altro cliente a Massa.

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