Il dolore
In mostra (e in gara) 48 idee sul centro storico che verrà
Al Museo della Città e del Territorio le proposte di architetti e ingegneri per la Monsummano di domani: a scegliere le migliori saranno i visitatori
MONSUMMANO. Fuori le auto e i parcheggi. Dentro tanto verde, vasche e zampilli d’acqua, scalinate e dehor all’esterno dei locali. Dalle intenzioni progettuali esposte fino all’11 agosto nella sale del Museo della Città e del Territorio, si intuisce a grandi linee il centro storico che verrà. Sono 48 pannelli anonimi forniti da altrettanti professionisti dell’urbanistica pubblica (architetti e ingegneri), che hanno risposto al concorso di idee voluto dall’amministrazione con l’obiettivo di “ridisegnare” l’invaso delle piazze in forma moderna, secondo le nuove esigenze e i nuovi bisogni della popolazione. Tutte le proposte sono attuabili con un investimento inferiore ai 3 milioni di euro (il tetto massimo di spesa comunicato dal Comune) e, oltre che da una commissione di esperti istituita per l’occasione, potranno essere valutati anche dai singoli cittadini attraverso un questionario distribuito all’ingresso del museo.
Delle 48 tavole in gara, alla fine ne rimarranno solo 5: a queste verrà chiesto di entrare nello specifico con un preciso progetto preliminare e il calcolo sommario dei costi. Poi la commissione deciderà il vincitore: a lui un premio di 15mila euro (fino al quinto 2.500 euro ciascuno) come “acquisto” del piano operativo, che l’amministrazione potrà portare avanti autonomamente o lasciando una parte della direzione dei lavori al progettista stesso.
«Vogliamo ridare un’identità a Monsummano, riacquistare un senso di comunità e appartenenza – spiega il sindaco Rinaldo Vanni – gli interventi, che sono cospicui, verranno cadenzati nel tempo, ma pensiamo che durante il prossimo mandato amministrativo possano essere realizzati quelli che riteniamo prioritari, come piazza Amendola e piazza del Popolo. Dobbiamo tenere conto della nostra storia, della cultura, della memoria e delle indicazioni dei cittadini. Certo è che la speranza resta quella di intercettare finanziamenti, come nel caso di viale Martini e piazza Berlinguer, e per fare questo serve un percorso chiaro con un obiettivo finale ben delineato».
Guardano i progetti qualcuno si dimostra forse un po’ troppo ambizioso, ma le linee tracciate sono tutte molto affascinanti. A partire da un aspetto che si ritrova nella maggior parte dei pannelli: cioè il verde, gli alberi, le aiuole. C’è chi pensa a un filare di fusti sul perimetro del centro storico (da piazza Quattro Novembre a piazza del Popolo), c’è chi li posiziona lungo i lati della vecchia via Francesca (da via Matteotti fino all’incrocio con viale Martini), chi invece opta per un piccolo polmone verde proprio al centro della principale piazza Giusti o in piazza del Popolo, accanto al teatro Montand.
Altro segno ricorrente è l’acqua: si va da piccole vasche disseminate in vari punti del centro, a fontanelle allineate come elemento di freschezza e decoro (non c’è traccia di una grande fontana). Poi piazza Amendola, quella ripida a fianco dell’Osteria dei Pellegrini, “vista” completamente pedonale e accessibile da una scalinata (piazza di Spagna insegna). Non mancano panchine, fioriere, curati dehor che si affacciano sulle arene rivisitate. E poi spicca, in tutte le tavole esposte, l’assenza di auto e di stalli per la sosta. La totale chiusura al traffico non dovrebbe essere nei programmi dell’amministrazione, ma un’interdizione parziale è più che un’idea abbozzata.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
