Il Tirreno

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Fare la spesa al tempo della crisi

di Maria Salerno
Fare la spesa al tempo della crisi

Carrelli sempre più vuoti: meno carne e più surgelati, e dalla terza settimana vendite a picco

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PESCIA. La crisi c’è, e si vede. Nel carrello della spesa innanzitutto. Spesa che viene fatta secondo nuovi criteri, che vanno dalla comparazione dei prezzi alla puntatina in più negozi per cercare sconti, promozioni commerciali e offerte speciali.Ma c’è anche chi, più semplicemente, compra meno cibo.

«In tempi di crisi a determinare le scelte degli acquirenti sono sempre più spesso i volantini delle offerte che i supermercati recapitano a domicilio – spiega Davide Trane, presidente di Coop Pescia – e in ogni caso il paniere dei prodotti acquistati tende sempre più a diminuire». Questo vuol dire che oltre ai prodotti consumati, è cambiato il modo di consumarli. «In generale si prediligono prodotti con una fascia di prezzo più bassa, ad esempio scatolame e surgelati – prosegue Trane – ma anche chi punta maggiormente sulla qualità, perché ha un potere d’acquisto più alto, compra comunque in quantità inferiore rispetto al passato. Si tratta di acquirenti appartenenti al ceto medio-impiegatizio, la cui situazione retributiva non è cambiata nella sostanza, ma che ugualmente risentono del fattore incertezza».

Anche chi non ha subito ridimensionamenti nello stipendio, dunque, tende ad essere prudente negli acquisti perché non riesce a intravedere segnali di ripresa nell'immediato futuro. Ma cosa si consuma maggiormente in tempi di crisi? Sia Coop che Esselunga hanno riscontrato un incremento nella richiesta di carni bianche (pollo, tacchino, maiale) a sfavore delle carni rosse. «Anche quando viene acquistata la carne bovina, si prediligono le parti dell’animale meno pregiate – spiega sempre Trane – ovvero tagli meno costosi come il lesso, il muscolo, le costine e così via».

«È altresì aumentato il consumo di uova e legumi, che rappresentano proteine a basso costo – fanno eco dall’Esselunga - e anche le farine, oggi sono più vendute, probabilmente perché si è ricominciato a preparare in casa dolci e biscotti come una volta».

Sia Coop che Esselunga riscontrano, inoltre, una diminuzione nel consumo dei freschi e dei freschissimi (frutta e verdura) a favore dei surgelati. Un altro fenomeno generato dalla crisi è la rinuncia da parte del consumatoreal prodotto di marca a favore di uno analogo, che però costa meno. In molti casi la scelta cade sulle cosiddette “private label”, ovvero tutti quei prodotti (alimentari e non) a marchio del supermercato. Si tratta di prodotti dove sono eliminati i costi – spesso molto elevati – legati alle campagne pubblicitarie e ridotti quelli relativi al packaging (a volte meno “curato” rispetto a quello di prodotti di marca). Questo rappresenta anche un modo per i supermercati di proporre ai propri clienti prodotti di qualità, ma a prezzi più convenienti.

Esselunga rileva, infine, una significativa frenata dei consumi a fine mese, segnale evidente che le famiglie non vanno oltre la terza settimana. Ad essere rimasto invariato, almeno a Pescia, è il consumo del pane. Insomma, un carrello della spesa che assomiglia tanto a quello di molti anni fa.

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