La protesta
Sui lavori al museo nuovo richiamo dei revisori dei Conti
Palazzo Galeotti: senza documentazione parte delle spese Potrebbe profilarsi come un debito fuori bilancio
PESCIA. Spunta l’ombra di un debito fuori bilancio nel Comune di Pescia. Un debito legato ai lavori su Palazzo Galeotti, al centro di un intervento (che dura da 12 anni) per l’adeguamento strutturale, e riaperto, solo per un giorno, lo scorso marzo in giornata Fai di Primavera.
«Si tratta di lavori imponenti, considerate anche le dimensioni del Palazzo – rileva Claudio Stefanelli, responsabile dei musei e delle biblioteche di Pescia – ma confidiamo di riuscire a breve a rendere accessibile almeno un’ala dell’edificio». Quanto alla tempistica, nulla però è dato ancora di sapere. Quello che invece è noto sono i costi a oggi sostenuti per l’operazione di restauro del Palazzo. Nel 2011 la Fondazione Caript ha stanziato un finanziamento di 600mila euro per far tornare la sede del museo civico “Carlo Magnani” all’antico splendore.
Ma già diversi anni prima, la Regione Toscana aveva destinato a Palazzo Galeotti un contributo di 516mila euro, attraverso l’accordo quadro 1999-2003 sui fondi per i beni culturali. Nonostante ai lavori di restauro del Palazzo storico sia stato destinato – fino ad ora– oltre un milione di euro, in una relazione destinata alla Corte dei Conti, il dirigente dei servizi tecnici del Comune, evidenzia un debito relativo proprio a lavori a Palazzo Galeotti pari a 98.196 euro. Debito che per altro non può trovare riconoscimento, in quanto manca la documentazione relativa alle spese, che per tali lavori sono state sostenute.
È quanto sostengono gli stessi revisori dei conti, nella loro relazione del 29 maggio scorso, che, s a questo proposito, scrivono: «Una carenza di documentazione non consente la legittimità del riconoscimento e la non riconducibilità della spesa all’ente», che, detto in altri termini, vuol dire che non c’è proprio modo di risalire alla somma in questione.
In tempi in cui la spending review per i Comuni sembra essere diventata un imperativo categorico più che un accorgimento di buon senso, 98.196 euro spesi per i lavori di un palazzo a cui era già stato destinato un milione 116mila euro, e di cui non figura alcuna documentazione, solleva dunque forti dubbi circa la non presenza di debiti fuori bilancio, come più volte dichiarato dai responsabili e rilevato dai revisori, in sede di verifica degli equilibri di bilancio, di assestamento e di consuntivo.
Se poi a questo si aggiunge il fatto che l’accesso al Palazzo e ai suoi tesori (2.600 dipinti e 300 sculture relative alla collezione Ansaldi cui vanno aggiunti altri 2mila dipinti e una collezione di 40 opere di grafica contemporanea dedicata al fiore) ai cittadini e ai turisti continua a essere negato dal 2001, appare evidente il grave danno economico al territorio.
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