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Caso borgo, parla il capitano

Di Giusto: «Troppa rabbia per dire grazie»

Di Giusto: «Troppa rabbia per dire grazie»

BORGO A BUGGIANO. Toccante e amaro saluto del capitano Lorenzo Di Giusto, dopo la mancata iscrizione alla Lega Pro del Borgo. «Anni indimenticabili – scrive – ma non riesco ancora a dire grazie alla...

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BORGO A BUGGIANO. Toccante e amaro saluto del capitano Lorenzo Di Giusto, dopo la mancata iscrizione alla Lega Pro del Borgo.

«Anni indimenticabili – scrive – ma non riesco ancora a dire grazie alla società. Sono ancora troppo amareggiato. La mia mente va a quel giorno di giugno del 2009, a quella telefonata di Maurizio Tanfani. Ci incontrammo in piazza Puccini a Firenze. Vidi arrivare questo ometto con i baffi e con lo scooter e pensai “si inizia bene di nulla”. Ma appena cominciò a parlare mi stregò. Stavo vivendo un periodo particolare, perché scaricato dopo 5 stagioni dalla Sestese, di cui ero capitano. Forse per ripicca accettai subito. La stagione non fu eccelsa ma col cambio di allenatore la squadra si riprese e ottenne una meritata e anticipata salvezza. L’anno dopo il ricordo più bello con la vittoria del campionato. Una squadra stupenda e fortissima guidata dall’ingestibile Pagliuca. A 30 anni ero riuscito a coronare il mio sogno: arrivare nei professionisti e senza l’aiuto di nessuno. Però arrivò inevitabilmente il momento per la società di fare scelte dolorose. Tanti compagni, tanti amici furono “tagliati” per motivi tecnici e di budget. Cominciò così, con qualche rammarico per chi se ne era andato, la stagione nei professionisti, cui si aggiunse il brutto infortunio nella prima partita in coppa: 4 mesi terribili e la rabbia di non poter essere in campo a dare una mano. Con l’arrivo di Firicano e, perché no, grazie anche al mio rientro, la squadra cominciò a ingranare e ci salvammo. L’ultima stagione sta nelle mie lacrime di rabbia dopo il pareggio a Fondi e la felicità per la salvezza all’ultima giornata. Ora è tutto svanito. Non sono certo qua per dare le colpe o a chiedere spiegazioni. So solo che ora il Borgo non c’è più. Ma niente e nessuno potrà cancellare dal mio cuore e dalla mia mente ogni singolo istante di questi 4 anni».

«Per me – chiude il capitano – è stato un onore lottare, soffrire e alla fine gioire al fianco dei miei compagni. Ho conosciuto persone che hanno sputato sangue per quella maglia azzurra. Su tutti Settepassi, compagno di viaggio e di menate. Vorrei ringraziare la società ma a oggi la ferita è troppo fresca e ho troppa rabbia per farlo. Capiranno, perché sanno chi sono e quanto sono vero».

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