La manifestazione
«Abbiamo evitato un gioco al massacro»
Lo sfogo del presidente del Borgo sulla mancata iscrizione alla Lega Pro: «Era l’unica soluzione di buon senso»
BUGGIANO. Impossibile riuscire ad andare avanti con 100 spettatori, con l’obbligo di rispettare regole di fatto inutili, senza un campo e con prospettive non incoraggianti all’orizzonte. Il presidente del Borgo Calcio Mauro Paganelli, all’indomani dell’annuncio della non iscrizione al campionato di Lega Pro (nonostante i diritti acquisiti sul campo), affida al sito della società le sue amare considerazioni. Un intervento lunghissimo, per quello che lo stesso patron definisce il giorno “della consapevolezza”.
«La consapevolezza a cui mi riferisco – spiega Paganelli – riguarda sostanzialmente alcuni aspetti che sono i veri motivi della rinuncia a disputare il prossimo campionato; rinuncia che, di fatto, chiude una lunga tappa di un percorso vincente che rimarrà incancellabile nella storia di questa gloriosa società, nel mio cuore e in quello di pochi o molti altri. Il resto, e mi riferisco a quei “borghigiani” che l’hanno seguita più al bar e sui giornali che allo stadio, poco mi interessa francamente; in troppi, in questi anni, non si sono resi conto, oppure hanno sottovalutato cosa stesse accadendo».
«Non ho mai preteso né chiesto niente a nessuno – continua il presidente – e ciò che ho fatto l’ho fatto liberamente, senza costrizioni, anche se in “perfetta solitudine” purtroppo. Quanto realizzato in questi anni è stato ottenuto “senza avere interessi personali” e “con risorse personali”, solo ed esclusivamente per il mio orgoglio di borghigiano; mai ho coinvolto l’azienda in questa mia “lucida follia” se non per il nome sulla maglia».
Quindi le ragioni dell’abbandono («Unica soluzione praticabile e di buon senso per evitare disastri»): «La mancanza di una “casa stabile”, che per una società di calcio è lo stadio, di un supporto economico come in passato di una società di categoria superiore e altre considerazioni personali sono all’origine di questa decisione. Abbiamo ben impresse le peripezie cui siamo andati incontro in queste ultime tre stagioni. Abbiamo comunque sempre affrontato le difficoltà con impegno e spirito di sacrificio, cercando di guardare avanti e affrontare un problema alla volta. Purtroppo, quando abbiamo capito che il nostro destino sarebbe sempre stato quello di dover bussare alla porta di qualcuno per chiedere ospitalità,ci siamo convinti che era arrivato il momento di staccare la spina».
«È pur vero – continua Paganelli – anche che una società di un paese di 8mila abitanti che conta in media 100 tifosi allo stadio non vedo come si possa permettere di costruirlo. Già nel primo anno di Lega Pro, nel 2011, la società si era fatta carico di una profonda ristrutturazione del valore di 300mila euro per il Benedetti. Ci abbiamo giocato una stagione in deroga e poi è cominciato il pellegrinaggio. Ora che non siamo più in Lega Pro nello stadio rimangono le opere fatte che sono state inutili. Certo, rimane la soddisfazione di aver fatto un “gioiellino”, ma chi ci risarcirà delle spese fatte su un bene comunale?».
«Continuiamo a chiederci, senza polemica: è sensato pretendere una capienza di 1.500 posti per la seconda divisione quando la media spettatori 2012-13 è stata di appena 400? È giusto che venga fatto obbligo di dotarsi di un impianto di illuminazione quando mai abbiamo giocato una partita in notturna? Non pretendiamo di dettare le regole, ma auspicheremmo più ragionevolezza su questi aspetti e più integralismo su altri che ci sembrerebbero più importanti. Abbiamo adempimenti amministrativi che poco o nulla hanno da invidiare alle società quotate in borsa, ma non siamo affatto così sicuri che tutti vi si siano scrupolosamente attenuti come abbiamo fatto noi. In questo particolare contesto economico tenere le maglie un po’ più larghe nei regolamenti non sarebbe sinonimo di debolezza, ma solo un esercizio di buon senso». Una situazione che per Paganelli rischia di mettere a rischio il futuro della stessa Lega Pro: «Stare nei “professionisti” non deve voler dire spendere “per forza” oltre un milione a stagione. Onestamente e forse un po’ presuntuosamente penso che per la Lega Pro perdere il Borgo sia una sconfitta. Dopotutto la società abbandona per stanchezza e mancanza di prospettive, non certo per i bilanci in disordine»
E il futuro, senza la collaborazione con il Siena, il dover giocare un campionato con 9 retrocessioni «sarebbe stata una lotta al massacro», e in una situazione economica che rende difficile reperire risorse, «per non parlare degli incassi dello stadio, che non coprono nemmeno la metà di una (dico una) mensilità di stipendi». E, ancora, « la sensazione di solitudine intorno a me, il disinteresse della maggior parte della comunità borghigiana e non, ha fatto il resto». Un’occasione sprecata, secondo Paganelli, anche per la Valdinievole che, come accadde ai tempi del sogno diMarcello Melani, continua assurdamente a vivere di campanilismi.
Quindi la conferma dell’iscrizione alla Terza Categoria, la volontà di investire nel settore giovanile e i ringraziamenti a tutti coloro che hanno collaborato a questo sogno: «Noi ci abbiamo provato fino in fondo ma non ce l’abbiamo fatta. Fatelo sempre anche voi e la sconfitta, quasi sempre amara, sarà accettata più serenamente».
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