Sicurezza
«Il nostro Emanuele vivrà ancora nel bimbo in arrivo»
Tanta gente ai funerali del giovane morto in un incidente Toccante il ricordo del parroco della chiesa di San Francesco
UZZANO. L’ultimo saluto ad Emanuele Mazzei, il giovane deceduto giovedì sera per un incidente, è un addio lungo e silenzioso. Alle 15,30 di ieri una folla si è radunata davanti alla chiesa di San Francesco, il quartiere pesciatino dove era nato e cresciuto, e dove vivono ancora i suoi genitori. Una folla fatta soprattutto di giovani.
All’interno altrettante persone attendono che il prete celebri la messa. Tutti se ne stanno in silenzio. Non ci sono parole, niente che allievi il dolore, che possa consolare. I volti tristi e con gli occhi arrossati sono tutti rivolti verso la bara situata davanti all’altare. È ricoperta di fiori. Gigli, margherite e rose di vari colori.
Vicino, seduta su una sedia, c’è Sonia, la compagna di Emanuele. Non stacca le mani dalla bara, nemmeno per un minuto. Sta lì, con le spalle curve, piegate da un peso invisibile e con le braccia allungate nell’ultimo abbraccio al suo amore, perso nel momento che sarebbe dovuto essere il più bello e il più dolce, quello dell’attesa di un figlio. Poco più in là i genitori di Emanuele, anche loro in silenzio, anche loro distrutti dal dolore.
L’incontro con il destino per Emanuele Mazzei, 34 anni ancora da compiere, c’è stato giovedì intorno a mezzanotte in via Aldo Moro, nella frazione uzzanese di Torricchio.
Stava tornando a casa dal lavoro dopo aver fatto gli straordinari nell’azienda alimentare di Chiesina in cui lavorava da tempo come responsabile di magazzino, quando ha perso il controllo dello scooter Yamaha Majestic 400 su cui viaggiava, finendo contro un casottino di cemento posto al lato della strada.
Un urto troppo violento, tanto da spezzare il casco che Emanuele portava. Inutili i soccorsi da parte della Pubblica Assistenza di Uzzano. Emanuele, per gli amici Fudo (un soprannome che si portava dietro fin da bambino e che eras ricordato anche sui manifesti funebri), era un ragazzo allegro, uno di quelli sempre pronti a far festa.
Era nato e aveva sempre vissuto a Pescia, città in cui era conosciuto da tantissime persone. Da qualche anno però si era trasferito a Santa Lucia dove viveva con la campagna Sonia con la quale stava costruendo una famiglia.
«Aveva un sorriso per tutti» dice il parroco, e a testimoniarlo ci sono le centinaia di persone che ora ne piangono la scomparsa. Se n’è andato, ed ora sembra banale e scontato dirlo, nel fiore degli anni. Emanuele aveva tutta la vita davanti, dei genitori, una compagna, un lavoro e un figlio in arrivo.
«Non bisogna pensare – dice il prete, con la voce rotta dalla commozione – che Emanuele sia perso. Emanuele vive ancora, nel ricordo di tutti coloro che lo conoscevano e nel bambino che nascerà e che rappresenta il miracolo della vita. In questi momenti è difficile trovare le parole che possano cancellare, sostituire o anche solo alleviare di poco il dolore. E allora è meglio il silenzio».
E così è stato e il silenzio di centinaia di persone valeva più di mille parole. Ciao Fudo.
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