Il Tirreno

Montecatini

Dopo un sofferto testa a testa tutto rimane come prima

di Luigi Spinosi e Francesca Maltagliati
Dopo un sofferto testa a testa tutto rimane come prima

Pier Luigi Galligani (Uniti per i Cittadini) viene confermato sindaco per altri cinque anni Per lui un distacco di 150 voti sul candidato della lista “Il Ponte”, molto indietro tutti gli altri

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PONTE BUGGIANESE. Nemmeno 50 metri separano le sedi elettorali dei due Galligani, Pier Luigi, sindaco uscente e candidato del Centrosinistra, e Massimo, che correva per la lista civica “Il Ponte” sostenuta anche dal Centrodestra. Erano loro, senza stare a fare troppi tatticismi, i favoriti della vigilia. E per una volta le previsioni ci hanno azzeccato.

Cinquanta metri dicevamo, e anche una manciata di voti separavano i due candidati, con un’altalena che ha tenuto tutti in ansia fino al penultimo seggio. Ora era avanti un Galligani, ora l’altro, e sempre per una manciata di voti. Un’alternanza di emozioni degna di Italia-Germania 4-3, che è stata vissuta proprio nel finale, esattamente come a Messico 70. A un certo punto, con Pier Luigi avanti di qualche decina di voti, al suo comitato è arrivato il dato della sezione uno, con la vittoria del suo avversario. Solo che i numeri forniti inizialmente erano clamorosamente errati, si parlava di un divario di 101 voti (poi in realtà saranno 74). In quel momento è calato un silenzio tombale nella sede del sindaco in carica. Un silenzio durato pochi secondi, fino a quando non è arrivato il dato della sezione 9, che lo dava avanti di 90 voti. Poi gli ultimi seggi, e anche quando restava da completarne uno (il numero 7) sono arrivate la matematica certezza della vittoria e le urla di giubilo, e si son cominciate a stappare le bottiglie. Mentre, pochi metri più avanti, uno stato d’animo diametralmente opposto attanagliava i supporter di Massimo.

«Pier Luigi sei di nuovo sindaco», ha urlato uno dei tanti presenti al comitato elettorale. Un comitato dove erano presenti tutti i massimi esponenti del Pd locale: dal segretario provinciale Marco Niccolai ai sindaci MassimoAlamanni diPieve, Antonio Pappalardo diLarciano e Daniele Bettarini di Buggiano, che sono i primi a congratularsi con il loro collega (che fino a un momento prima aveva cercato di esorcizzare la tensione con lapis e quaderno alla mano, sommando e risommando gli esiti dello spoglio delle varie sezioni).

«Speravo tanto – dice il sindaco neo eletto – in questo risultato. I cittadini hanno capito e premiato il lavoro che abbiamo fatto in questi anni. Continueremo a portare avanti i nostri progetti poiché le cose da fare, in questo periodo così difficile, sono tante».

Ma c’è un dato che più di tutti balza agli occhi: quello dell’astensione. Nonostante ieri mattina la partecipazione abbia ridotto (di pochissimo) il divario (che domenica sera era oltre il 20% rispetto al 2008), la partecipazione è stata bassissima: 4.638 votanti su 7.206 aevnti diritto. Il 64,36%, molto meno dell’83,89% del 2008, ma anche del 79,1% delle politiche di appena tre mesi fa. «Un segnale da tener di conto», commenta Galligani.

«Dobbiamo impegnarci – ha ripreso il sindaco – per riconquistare la fiducia dei cittadini». E quale sarà la prima cosa che farà in questo secondo mandato? «Sicuramente la variante urbanistica che è la pietra miliare e punto di partenza imprescindibile per lo sviluppo del paese».

Molto soddisfatto anche il segretario provinciale del Pd, Marco Niccolai: «Il risultato di oggi vuol essere una conferma del buon governo di Galligani. È stata sicuramente premiata la scelta di rinnovamento che è stata fatta e anche la decisione di aprirsi all’Udc e alla lista civica. Quella di oggi è per noi una vittoria che vale doppio poiché la destra, sebbene tutta unita a sostegno di un unico candidato, non è riuscita a batterci».

Poi parte la festa, per le altre analisi, in particolare per il confronto dettagliato tra questo voto e quello di cinque anni fa, ci sarà tempo.

Un dato però balza subito agli occhi, ed è rappresentato dal deludente risultato del Movimento 5 Stelle, arrivato ultimo tra le quattro liste in competizione. Un calo era per molti versi prevedibile rispetto al boom delle recenti politiche, in particolare in relazione al tipo di competizione (il rapporto diretto eletti-elettori alle amministrative pesa molto di più). Ma certo non in queste proporzioni.

A febbraio il M5s aveva toccato il 24,32%, ieri, allo spoglio, si è fermato a un quarto di quella percentuale.

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