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Senza stipendio da 5 mesi alla Mep

Il dramma dei 55 dipendenti dell’azienda di Chiesina I sindacati: «Di questo passo costretti a prendere le vie legali»

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CHIESINAUZZANESE. Diventa sempre più pesante il calvario dei lavoratori della Mep, azienda di Chiesina Uzzanese dove da cinque mesi gli stipendi non arrivano regolarmente ai 55 dipendenti in servizio.

L’azienda è tra le più conosciute dell’indotto Breda e lavora nel settore della pannellistica. I problemi non nascono certo oggi: da anni, ormai, la Mep fa i conti con il progressivo esauirsi delle commesse ed ha quindi dovuto fare un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, in particolare alla cassa integrazione.

L’ultimo provvedimento è stato regolarmente approvato ma – dicono i sindacati – nessun lavoratore ha visto un soldo. Se la situazione permarrà questa – dichiarano minacciose Fiom, Fim e Uglm in una nota congiunta diffusa ieri – «non potremo fare altro che avviare i percorsi legali per il recupero dei crediti».

«Da circa due anni – spiega la nota delle tre organizzazioni sindacali – la Mep attraversa serie difficoltà dal punto di vista dell'acquisizione di ordinativi e di conseguenza ha fatto un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, mentre dalla fine del 2012 sono iniziati i guai seri per i lavoratori che non ricevono da allora puntualmente né retribuzioni, né le indennità dovute della cassa integrazione. La situazione dal punto di vista sindacale ci appare difficilmente spiegabile, visto che il committente principale da informazioni assunte pare essere in linea con i pagamenti dovuti»

La vertenza Mep era balzata già lo scorso anno alla ribalta della cronaca: una nutrita delegazione di lavoratori aveva realizzato una manifestazione davanti ai cancelli di AnsaldoBreda, chiedendo che il principale cliente dell’azienda facesse chiarezza sulle sue politiche di acquisto, che sembravano – all’epoca – privilegiare altri “partner”.

Al timone della Mep (sigla che sta per Montaggi elettromeccanici pistoiesi) si trova il giovane titolare Marco Iraldi. La srl ha due stabilimenti (uno a Chiesina e uno a Massa e Cozzile). Complessivamente occupa 47 uomini e 5 donne, età media sui 35 anni.

Da allora però la situazione non sempre gran che migliorata, almeno per le famiglie dei lavoratori che continuano a non ricevere stipendi né indennità.

«Una situazione che ad oggi difficilmente riusciamo a comprendere – scrivono i sindacati – e che ha portato ormai decine di famiglie in una condizione drammatica, visto che da mesi non vengono pagati stipendi e la cassa integrazione, ciò nonostante gli impegni assunti più volte siano stati disattesi. È auspicabile quindi, che a partire dai prossimi giorni si realizzino le condizioni per un chiarimento e soprattutto vengano regolarizzate le posizioni dei lavoratori circa gli stipendi e le indennità arretrate, viceversa come organizzazioni sindacali non potremo fare altro che avviare i percorsi legali per il recupero dei crediti, per cui i nostri uffici sono già pronti ad attivarsi».

Fabio Calamati

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