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Uccise l’ex fidanzata condannato all’ergastolo

di Massimo Donati
Uccise l’ex fidanzata condannato all’ergastolo

Massimo della pena in Corte d’assise per il 32enne cingalese che per gelosia trucidò a Lamporecchio una sua connazionale madre di due bambini

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LAMPORECCHIO. La Corte d’assise ha ritenuto quelle prove schiaccianti. Oltre alle varie testimonianze che si sono susseguite in aula, due filmati e l'esame del dna sulle tracce di sangue trovate nell'auto con cui l’imputato si era dato alla fuga subito dopo aver ucciso a coltellate l'ex fidanzata. Si è chiuso con una condanna all’ergastolo il processo per l'omicidio di Ramar Wijayaluchchmy, la badante cingalese uccisa a coltellate il 16 aprile 2010 a Lamporecchio.

La donna, 37 anni, madre di due bambine di, allora, 2 e 5 anni, fu massacrata sulla porta dell'abitazione dell'anziana coppia che assisteva: l'ex sindaco di Lamporecchio Getullio Cenci e sua moglie Laura. Da quella sera, l'ex fidanzato, Veniraj Mariyathas, 32 anni, ha fatto perdere le sue tracce, scappando prima in Svizzera, poi in Francia e, probabilmente, nel suo paese d'origine. L’altra mattina, a Firenze, è arrivata la sentenza con cui è stato riconosciuto colpevole. Qualora fosse rintracciato ed arrestato (su di lui pende un mandato di arresto europeo), la condanna prevede anche l’isolamento diurno in carcere e il divieto di comunicare.

Quaranta minuti dopo l'omicidio, l’assassino fu immortalato dalle telecamere di un'area di servizio dell'A1, poco dopo Firenze, mentre scappava verso Bologna. Rendendosi conto troppo tardi che la benzina non gli sarebbe bastata per raggiungere il distributore successivo, Mariyathas aveva fatto un'inversione ad U ed era entrato nell'area di servizio contromano, dall'uscita, suscitando le ire degli automobilisti che avevano rischiato lo scontro frontale con lui. Nei fotogrammi in mano agli investigatori e portati come prova al processo al pm Giuseppe Grieco si vedono benissimo il suo volto e la targa dell'auto. Auto che fu poi trovata abbandonata a Berna, in Svizzerra.

Posta sotto sequestro, fu esaminata dai Ris di Roma, che trovarono sulla leva del freno a mano e sul pomello del cambio tracce di sangue: il sangue della vittima, rimasto, secondo la tesi accusatoria, sulle mani dell'assassino.

Un secondo video è stato al centro del processo, quello registrato, la mattina dell'omicidio, dalle telecamere interne della farmacia di Empoli gestita dai familiari dell'anziano che la badante uccisa assisteva. L'ex fidanzato, denunciato pochi mesi prima per stalking, era andato lì per mettere in cattiva luce la donna: nel filmato si vede come mostra alla farmacista le foto della donna che ha nel suo telefonino, a riprova, secondo lui, che l'ex fidanzata (in quel momento fidanzata col fratello dell’omicida) era una poco di buono, per cui doveva essere licenziata.

La badante venne raggiunta da numerose coltellate, tra le quali almeno quattro letali, al torace e alla gola. Ferite profonde che resero vano qualsiasi tentativo di soccorso. La vittima da circa un anno assisteva Getullio Cenci e la moglie Laura. Cenci, sindaco di Lamporecchio negli anni Sessanta e industriale di successo (è stato tra i primi in Italia a produrre rotoli plastificati), fu l'unico testimone dell'assassinio. L'ex fidanzato si presentò poco dopo le 22,30. Cenci e la badante andarono ad aprire. L'anziano venne spinto a terra, mentre sulla donna si scatenò la furia omicida dell'ex compagno. Poi la fuga dell'uomo, che a sua volta faceva il badante per un professionista a Empoli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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