Attenzione
«Non hanno assistito mia madre»
Parla il proprietario della casa: «Accordi scritti e mai rispettati»
PIEVE A NIEVOLE. «Questi signori dal 2011 sono a casa mia, con le bollette pagate dal sottoscritto ed esenti dal canone di affitto perché dovevano badare a mia madre malata. E non si risparmiavano di certo: ogni due mesi mi arrivavano bollette da 300 euro per luce, acqua e gas»: sul caso di Arben Nikolla, il cittadino albanese a rischio sfratto, dopo la nota del Comune dice la sua anche Graziano Baldi, il proprietario della casa di via Parroffia, l’abitazione al centro della storia denunciata al Tirreno dall’ex muratore e piccolo imprenditore arrivato in Italia nel 1996.
«Dall’agosto scorso sono iniziati i problemi con questa famiglia – spiega Baldi – mia madre l’hanno tenuta chiusa in una stanza per 5 mesi. Non gli prestavano le cure necessarie e, anzi, chiamavano noi dicendo che loro non se ne potevano occupare. Eppure io mi ero tutelato: avevo fatto un contratto di affitto intestato all’uomo e un regolare contratto di lavoro intestato alla moglie per le coperture assicurative. Ma quest’ultimo contratto è stato disatteso. Io qui confermo che martedì 28 maggio avranno lo sfratto esecutivo».
Nikolla aveva cercato aiuto nelle istituzioni dopo un incidente stradale che non gli aveva più permesso di andare a lavorare. Grazie alla Caritas si era poi sistemato con moglie e figlio di 9 anni nell’appartamento nella zona di Via Nova: «Me ne hanno fatte di tutti i colori – rincara Baldi – loro erano non solo a spese mie ma di tutta la comunità di Pieve. Ho dovuto buttarli fuori. Ora sono alla ricerca di un’altra famiglia in grado di dare sostegno a mia madre, alle stesse condizioni, con affitto pagato e contratto di lavoro».
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