Sicurezza
«Il nostro settore travolto nel silenzio»
La presidente Apam Francesca Taddei sottolinea l’insensibilità generale verso la categoria
MONTECATINI. Sulla vicenda Vittoria interviene anche la presidente Apam Francesca Taddei, che sottolinea la preoccupazione per il destino di 20 famiglie di dipendenti, e per descrivere i problemi, troppo spesso trascurati, della categoria.
«Ritengo necessario intervenire con alcune precisazioni – scrive Francesca Taddei – che non sono una difesa di ufficio, ma la necessità di contestualizzare la vicenda con la nostra povera realtà economica. Il Grand Hotel Vittoria è uno dei migliori simboli dell’hotellerie montecatinese, gestito con la più alta professionalità da quasi 30 anni dalla famiglia Innocenti che, nonostante qualche scricchiolio della struttura, è riuscita a mantenere un ottimo standard di conduzione. Ora un’esperienza di vita e di continuità professionale si chiude. Lo scollamento fra la realtà economica e la capacità produttiva degli alberghi montecatinesi, la pressione fiscale avulsa dai fatturati, ha dato e darà origine a situazioni analoghe».
«Sono al quarto anno del mio mandato – prosegue la presidente – e facendomi interprete delle istanze della categoria ho impegnato il 90% del mio lavoro nel vano tentativo di sensibilizzare le istituzioni, il mondo bancario, l’opinione pubblica sulla pericolosissima congiuntura che, come dimostrano i fatti, sta travolgendo il nostro settore. Gli alberghi non sono solo mura, gli alberghi sono principalmente la capacità di mettere insieme e formare alte competenze capaci di attrarre, servire e fidelizzare l’ospite a beneficio di tutto il territorio. Roberto Innocenti e la sua famiglia in questa amara vicenda hanno una preoccupazione non egoistica, ma verso i propri collaboratori. La precisazione di questa mattina (ieri per chi legge ndr) getta nello sconforto più di 20 famiglie. Purtroppo noi non facciamo rumore, il nostro comparto è fatto di piccole e medie imprese, ogni insegna che si spegne lascia mediamente a casa 5 dipendenti, triste sarà il giorno che chi governa si prenderà la briga di sommarci. Stiamo vivendo in emergenza, siamo aziende fragili esposte quotidianamente a rischi con obblighi crescenti e senza tutela».
«A noi nuoce – chiude Taddei – chi vive in attesa delle prossime elezioni, la progettualità fantasiosa, le dichiarazioni di intenti, i tavoli non ci incantano più, i commenti da bar ci hanno stufato vogliamo ausili immediati, risposte concrete, siamo gente abituata a misurarci sulla produzione, giudicata dal rating, per questo adesso ci vuole solo concretezza».
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