Sicurezza
Mondo delle bici incredulo «È un’altra brutta tegola»
L’onda emozionale susseguente alla clamorosa “Monsummanese connection”, e incentrata sulle presunte false fatturazioni nel ciclismo dilettantistico, non si placa
MONSUMMANO. L’onda emozionale susseguente alla clamorosa “Monsummanese connection”, e incentrata sulle presunte false fatturazioni nel ciclismo dilettantistico, non si placa. iIn Valdinievole ed anche fuori dalla provincia.
Tra gli addetti ai lavori dello sport del pedale prevalgono sentimenti di incredulità e di stupore, entrambi accompagnati da un sottofondo di grande amarezza per l’ennesima tegola che si è abbattuta sul mondo del ciclismo. Il presidente del comitato provinciale pistoiese della Federciclismo, Luciano Talini, esterna il suo stato d'animo: «Ho appreso del blitz della guardia di finanza nei confronti della della Monsummanese mentre mi trovavo a Firenze, alla cerimonia di presentazione della Dynamo Camp Bike Challenge, e la notizia è stata davvero un brutto colpo. Conosco Giacomo Pasqui da oltre 30 anni, lo stimo, ho lavorato insieme a lui quando ha rivestito la carica di vice presidente del comitato toscano della Federciclismo e in occasione della sua nomina a commissario straordinario per la gestione temporanea del comitato provinciale pistoiese. Lo valuto un dirigente capace e che ama profondamente il ciclismo, perciò sono convinto che in questa vicenda Pasqui non abbia mai perseguito il proprio interesse personale. Di conseguenza attendo gli sviluppi ulteriori di questo scandalo dai contorni indefiniti, che non conosco ancora a sufficienza per poter dare un giudizio definitivo. Allo stesso tempo spero che Giacomo venga prosciolto dalle accuse che gli sono state mosse».
Sulla stessa lunghezza d’onda è Paolo De Geronimo, ex ciclista, titolare del negozio di biciclette Cicli Banzai a Colonna di Monsummano e dal 2009 al 2011 socio d’affari di Elio Aggiano (pure lui coinvolto nell’inchiesta) nell’omonimo negozio di biciclette a Castelmartini: «Anche per me si è trattato di un fulmine a ciel sereno, nonostante certi chiacchericci recepiti negli ultimi giorni che avevo catalogato come discorsi indegni di attenzione. È un pessimo momento per il ciclismo, poiché una gloriosa società come la Monsummanese rischia la paralisi completa. Mi spiace per Aggiano, anche se non ho ancora capito quale sia stato il suo ruolo in questa storia. Siamo stati soci per tre anni, ma nel 2012 ognuno è andato per la sua strada, poiché non avevamo più le stesse idee sulle strategie di sviluppo della nostra attività».
Profondamente amareggiato è anche il 33enne ex ciclista professionista (dal 2006 al 2011) Domenico Lorìa, monsummanese d’adozione e che per 6 anni (dal 2000 al 2005) ha gareggiato tra i dilettanti indossando proprio la maglia amaranto: «Sono distrutto. La Monsummanese è stata una vera famiglia per me e per mio fratello gemello Eugenio. Pasqui e Mangiantini sono due persone eccezionali, degli sportivi altruisti e con un grande cuore. Perciò confido che cadano tutte le accuse che hanno portato al loro fermo».
Infine ecco il parere dell’australiano Richie Porte, punta di diamante del team Sky, residente nel Principato di Monaco e lanciato verso il professionismo dalla Monsummanese: «Incredibile, che pessima notizia. Sono molto dispiaciuto e mi auguro che la situazione non risulti poi così grave come è apparsa a prima vista. Una società prestigiosa come la mia Monsummanese non merita di scomparire, dopo un simile scandalo, che anche all’estero sta avendo vasta eco».
Stefano Fiori
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